Ambassador 21

Gli Ambassador21 nascono nell’estate del 2001 a Minsk, in Bielorussia, ad opera di Alexey Protasov e Natasha TwentyOne. Oltre ad incarnare la quintessenza della musica digital hardcore (nella quale spesso sono stati catalogati), Alexey e Natasha sono gli ambasciatori del sogno di Alec Empire e dei suoi Atari Teenage Riot, portando ad un’altro livello, forse con maggior forza e coerenza, alcune intuizioni della band tedesca.

Generalmente considerati i fratelli minori e più sottovalutati, i Nostri hanno intrapreso, lungo una difficile carriera lunga quasi quindici anni, un percorso che, alla lunga, ha permesso loro – senza scendere mai a compromessi e, anzi, inneggiando al rifiuto di tutte le regole e i sistemi – di diventare una delle realtà di punta non solo dell’hardcore digitale, termine ormai più che desueto, ma anche della ricerca post-industriale che più flirta con la derivazioni post-techno, come ad esempio l’hardcore. Quel che più conta nella musica del duo, è una fortissima e solida attitudine anticonformista, che ha interpretato il pout pourri hardcore digitale come una somma delle parti, piuttosto che come un rifiuto di quello che si stava muovendo nel circondario elettronico. Mossi da idee duchampiane, i Nostri sono stati capaci di fondere il gusto marinettiano per la velocità di esecuzione, i tarantolati ritmi spezzati, i suoni acidi dei Roland d’altri tempi e l’hardcore techno all’olandese che, ai tempi del loro album di debutto, stava conoscendo un certo declino.

A conti fatti, la storia ha dato loro ragione, consegnandoci una realtà che dell’oltranzismo e dell’attitudine ha fatto il suo credo, senza per questo rinunciare ad una crescita musicale e ad un avvicinamento ad una “forma canzone”, seppure piuttosto estrema e scevra da ogni sorta di compromesso, a dispetto dei fratelli tedeschi che invece si sono adagiati su una facile autoreferenzialità, seppur impeccabile.

La storia dei “peacemakers”, mossi da un attivismo politico intriso di attitudine punk e DIY, comincia concretamente nel 2001, con la fondazione della loro label Invasion Wreck Records. Da Invitation to Execution di quell’anno ai loro lavori più recenti, gli ultimi dei quali sono Acid for the Royal Family (2015), rilasciato per la Hands Productions con il moniker Illegal trade, e l’EP Killers (2015) come Ambassador21, la loro ricerca è sempre stata contraddistinta dalla volontà di trovare il giusto mix tra le varie parti, sempre mantenendo vivo l’oltranzismo della proposta, senza mai realmente inseguire una forma canzone, mantenendo vitale il messaggio politico e sociale, nonché una certa ironia ed un gusto per il divertissement slegato dai, seppur labili, confini di genere.

Gli Ambassador21 sono certamente una realtà non facilmente digeribile. Dopo un debutto sui generis come Invitation to Execution (2001), giocato su ritmi acid techno e citazioni dalla musica pop, rock e colta riletta in un nuovo contesto (così come gli ATR fecero con le colonne sonore dei videogiochi), i Nostri, con l’emblematica doppietta del 2002 Ambassador21 vs The world e People vs Ambassador21, manifestano l’indipendenza della loro formula rispetto all’orientamento del mercato, anche all’interno della fetta più sperimentale e cacofonica. I lavori successivi non fanno altro che raffinare la mistura con l’utilizzo di strumenti sempre più precisi e una sempre maggiore capacità di vedere l’insieme delle parti, invece che tendere verso la ricerca del collage e dell’eccesso come mezzo per veicolare un messaggio anarchico e rabbioso, una rivolta contro tutto e tutti. Dopo anni di militanza nella loro label, dopo aver dimostrato il loro talento alla corte della PRSPCT, dopo aver raffinato il suono con lavori più organizzati come Weight of Death (2006) e, soprattutto, Fuck All $y$tem$ (2007), nel 2013 gli Ambassador 21 entrano nel roster della teutonica Hands Productions, cult label promotrice di tutto quello che, di nuovo, si muove sul fronte sperimentale post-industriale, tra industrial, techno e noise.

X (2013) è un disco che, in parte, paga un tributo ai lavori precedenti, ma che appare più compiuto e digeribile, al pari di Riot Generation del 2014. E’ tuttavia con il già citato side project Illegal trade del 2015 che i due dimostrano di avere raggiunto il loro apice creativo, prendendo in prestito elementi  sonori in maniera intelligente e creando una formula che è quanto di meglio sia possibile aspettarsi da un act digital hardcore: una realtà che riesce a fotografare lo stato delle cose senza cadere nella trappola dell’autoreferenzialità, comprendendo i cambiamenti in atto: quel che un tempo era il breakbeat e l’acid ora è il crossbreed e la darkstep, ed è questa capacità di osservazione che consente loro di essere una delle realtà più interessanti nel genere di riferimento.

Il progetto Suicide Inside si pone, invece, a metà tra un’elettronica di più largo consumo e influenzata da sonorità electro (il che mostra la poliedricità del duo in fase compositiva) e da citazioni industrial hardcore (Learn to Swallow riprende A Journey of Force di Manu Le Malin), cavallo di battaglia del genere. L’EP Killers non è altro che una rivisitazione di quattro dei loro brani più emblematici in chiave PRSPCT, tra l’hardcore e il crossbreed, un passo che li ha portati alla recentissima collaborazione con un mostro sacro dell’industrial hardcore techno come Lenny Dee. Sniff your leader, EP sempre del 2015, è un risultato dall’altissimo potenziale danzante.

Gli Ambassador21 sono una realtà in continua evoluzione, mai uguale a se stessa, eppure sempre fedele alla stessa strada che i Nostri cominciarono a percorrere nel lontano 2001. Se si volesse trovar loro una colpa, si potrebbe rimproverarli di aver perso il gusto per il divertissement, ma questo ha poca importanza: rifiutando la fossilizzazione e dimostrando, anzi, di recepire i segni del cambiamento nel mondo undeground, gli Ambassador21 si garantiscono un posto di primo piano nel panorama postindustriale internazionale.

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