Dan Deacon (US)

Biografia

Dan Deacon è il compositore e producer americano che più di ogni altro, in tempi recenti, è riuscito a mettere insieme programmazione avant-minimalista e dischi ballabili. Come sintetizza in maniera brillante il diretto interessato, “rispetto a chi fa vera musica da avanguardia, io faccio musica pop; rispetto a chi fa pop, io faccio musica non-sense”. L’altro pilastro su cui vive e vegeta il Nostro è l’infantilismo, in alcuni casi anche la passione per la sua versione kitsch. Il non-sense emerge nei casi migliori; in altri c’è l’ostinazione nel voler rendere semiserie composizioni di raffinata accademia.

Deacon si forma come compositore al Purchase College di New York, dove è allievo del compositore e direttore d’orchestra Joel Thome – fondatore della Orchestra Of Our Time, con cui ha risuonato Zappa e Varèse.

In seguito, si trasferisce a Baltimora, dove apre un collettivo con alcuni compagni di università; nel 2003 esordisce su disco, pubblicando tre composizioni elettroniche per Standard Oil Records: Silly Hat Vs. Egale Hat, Meetle Mice, Goose On The Loose. Come notavamo nel nostro articolo dedicato alle prime mosse di Deacon, egli “ne esce come un compositore fresco, disinvolto e giovanile, quasi (a parole) anti-colto; in Meetle Mice, per esempio, assembla una traccia (Aerosmith Permanent Vacation 24162-2) che comprime tutto Permanent Vacation degli Aerosmith (!) in layer stratificati. Ma la sostanza e la tecnica dei suoi lavori, nella maggior parte dei casi, possono essere collocate nel solco dei padri del minimalismo. Le tastiere elettroniche, i vocoder, le sinusoidi che Dan usa per comporre ci ricordano le tecniche di La Monte Young e Terry Riley, oltre che il frangente computer music di Xenakis”. Il solco di La Monte Young è percorso dal “successivo Green Cobra Is Awesome Verses The Sun, (Standard Oil, 2004), dove le “sine waves” utilizzate sono messe in lenta variazione, si “muovono”, con lo spostamento dell’ascoltatore”.

Siamo alle porte del cambiamento che l’ha reso noto al pubblico mondiale (e popolare). A inizio 2004 Dan è “a metà delle 58 date della sua tournée in terra nordamericana, ma l’auto dell’amico musicista che lo accompagna si ferma e “muore”. Dan, che non ha la patente, raccoglie le poche cose che può portare con sé e prosegue il tour a bordo di pullman (un’esperienza no limits, negli USA). È solo e ha un sacco di tempo per pensare. Deve, come si suole proferire, fare di necessità virtù. Ovvero il massimo con mezzi minimi”.

Il rasoio di Ockham a cui si trova contrapposto lo spinge verso una radicale semplificazione. “Dan si trova allora a “concretizzare” giocoforza la sua idea minimalista di musica nella propria esperienza. E, curiosamente, ciò avvicina le sue composizioni a una delle opzioni più massimaliste che può scegliere la musica: il ballo.” Come affermato dallo stesso: “ho capito che la musica elettronica era qualcosa di esoterico e io volevo evitare di esserlo. Volevo renderla più divertente possibile, senza per questo cambiare il mio stile di composizione”.

Dopo le prime avvisaglie su Twacky Cats (EP uscito sempre nel 2004 per Comfort Stand), l’EP Acorn Master (Psych-O-Path, 2006) “è l’antipasto che prepara le papille a Spiderman Of The Rings, prova del nove e primo vero caso, nel percorso di Deacon, a non suonare né come avanguardia sdoganata, né come uno scimmiottamento dei suoi live”.

L’infantilismo di cui sopra guida attraverso voci cartonate lo sviluppo delle tracce di Spiderman Of The Rings (Carpark, 2007), eccentrico reale esordio del compositore, che nel frattempo si è (e ci ha) abituato a live set con poca strumentazione, effetti fluo, follia fanciullesca. Il disco, come notavamo in sede di recensione, è “un manifesto dello stile dell’autore, cartoonistico e lievemente inquietante allo stesso tempo (Wooody Woodpecker)”. Dan esplicita oltre l’esplicito il suo programma di rendere meno serio o serioso possibile il suo lavoro: “In un certo senso è più giusto in questo caso leggere quello che si sente senza guardare tra le righe, come insegna lui stesso; è così che notiamo uno stupefacente avvicinamento della stratificazione di Philip Glass e soci (elemento da sempre presente in Deacon) ai crescendo house e agli accenni techno delle sparate batteristiche digital hard-core. Succede insomma che queste composizioni abbordabili ma complesse trovino dei concatenamenti (degli anelli mancanti plurimi?) tra i motivi dei carillon, i cori fanciulleschi, le avanguardie minimaliste e le varie danze ultramoderne. Il che produce commistioni inedite, ovvero carillon paranoici, minimalismo da ballo e techno “da ascoltare”, rendendo Spiderman Of The Rings un disco che può creare proselitismo”.

Passata la sbornia e passati un paio d’anni Bromst (Carpark, 2009) è forse il prodotto più raffinato, più maturo e consapevole di Dan. “Non c’è foga, in Bromst, ma asserzione dei propri mezzi e del proprio stato dell’arte. Forse asserzione ripetitiva, ma dal punto di vista di chi scrive ancora una volta convincente, forse sulla lunga più convincente. Era difficilissimo fare un album non prevedibile dopo Spiderman Of The Rings; Bromst non è imprevedibile; è intelligente”, affermavamo recensendo questa prova che finalmente proietta Deacon nei Festival electro e pop più importanti del Pianeta.

America esce a metà 2012 (nel frattempo a Deacon si è interessata la Domino) ed è un ritorno con il pensiero alle origini – e agli strumenti “suonati”. Deacon dichiara di sentirsi americano quando dall’America è distante, e chiude la trilogia della sua iniziazione come compositore recuperando le strumentazioni da ensemble. Nella nostra recensione, segnalavamo come il “terzo capitolo della saga del compositore minimalista (che lasciò la composizione delle camere contemporanee per i club del sottobosco musicale) apre alla ricchezza delle contrapposizioni. […] Dan sembra dedicarsi come mai ha fatto all’arte del contrasto, oltre a quella della progressione minimalista”.

Gliss Riffer è il seguito di America, in uscita sempre per Domino il 24 febbraio 2015. L’album segna per Dan Deacon un ritorno alla esecuzione in solo, più vicina a Spiderman Of The Rings che ad America. L’approccio per grandi ensemble viene infatti sostituito con stratificazioni strumentali su base prevalentemente elettronica e con la voce del compositore. La maturità è tutt’altro che simile a quella dei tempi di Spiderman Of The Rings: ricorda piuttosto gli aspetti più meditati (ma anche radicali) di Bromst.

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