Daniel Johnston

Daniel Johnston è stato, al netto della malattia (sindrome maniaco depressiva), un genio. Nato a Sacramento nel 1961, fin da ragazzino dimostrò un amore ai limiti dell’ossessione per i Beatles, che riversò in una vena compositiva immediata, senza filtri, priva di preziosismi e mestiere, perciò sostenuta da una sincerità totale, dalla devozione naif di un bambino di fronte alla possibilità di dare forma ai propri sogni e di affrancarsi dallo spettro (assieme fiabesco e concreto) del dolore. La passione per la musica si muoveva parallelamente a quella per i fumetti, che analogamente nutrì la sua vena di illustratore bislacca e surreale. In entrambi i casi potremmo parlare di lo-fi, che nella fattispecie ha sempre coinciso con la cifra espressiva (e ben prima che di lo-fi si sentisse parlare).

Spostatosi ad Austin, Texas, negli anni Ottanta iniziò a pubblicare in proprio un’audiocassetta dopo l’altra, ognuna infarcita di gemme grezze ma dalla fibra melodica efficacissima, destinate a circolare di mano in mano negli ambienti alternativi (anche grazie alle sue numerose performance) e oltre, guadagnandogli progressivamente l’ammirazione di Sonic Youth, David Bowie, Jad Fair, Death Cab For Cutie, Howe Gelb, Flaming Lips e Kurt Cobain tra gli altri.

Se nei 90s sembrò sul punto di capitalizzare l’hype creatosi attorno alla sua figura già leggendaria, fallendo però soprattutto a causa delle turbe mentali sempre più fuori controllo, con gli anni Zero la situazione migliorò decisamente: dopo Fear Yourself, prodotto da Mark Linkous nel 2002, la carriera di Johnston subì un’accelerazione che lo portò ad esibirsi in tutto il mondo, guadagnandosi tributi sempre più scoperti (emblematico in tal senso The Late Great Daniel Johnston) e persino un documentario – The Devil And Daniel Johnston – che ne ripercorreva la vicenda artistica e umana. Impossibile tenere il conto delle sue canzoni che sono state reinterpretate da artisti di ogni ordine e grado.

Nel 2017 ha dichiarato di volersi ritirare dall’attività live. L’11 settembre del 2019 è deceduto a causa di un attacco cardiaco.

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