Geinoh Yamashirogumi

Nel 1988, esattamente trent’anni fa, nelle sale cinematografiche di tutto il mondo usciva un anime destinato a diventare un cult del cyberpunk: Akira. Tratto dall’omonimo manga, e diretto dall’autore stesso, Katsuhiro Ōtomo, il film è ambientato in una Neo Tokyo del 2019 appena distrutta dalla Terza Guerra Mondiale. Una città sanguinolenta, dove regna il disordine e dove bande rivali di motociclisti si contendono il territorio e sfidano continuamente la legge. La trama è un percorso “messianico” fatto di eventi soprannaturali, forze oscure, amore, amicizia, potere ed eroismo, in uno stile manga giapponese pressoché perfetto. La colonna sonora, ad opera del collettivo Geinoh Yamashirogumi, è all’altezza di questa perfezione e anche dell’ispirata produzione musicale nipponica di quegli anni.

Attivi ancora oggi, i Geinoh Yamashirogumi sono stranamente sconosciuti fuori dal Giappone, nonostante la grande fama di Akira. Costituito da oltre cento elementi, tra cui pochissimi musicisti “professionisti”, il misterioso collettivo è nato nel 1974 dalle ceneri di un precedente progetto che voleva sovvertire la tradizione corale giapponese sulla base di altre influenze. A dirigere il gruppo c’è Shouji Yamashiro, aka Tsutomu Ohashi, artista, musicista, chimico molecolare ed esperto di intelligenza artificiale che fa da leader, “architetto” e produttore. Yamashiro, che tra le altre cose ha condotto degli studi controversi sull’effetto psico-fisico degli ultrasuoni sugli umani chiamato effetto ipersonico, è la vera e propria anima di questo progetto a cui dà anche il nome.

Un puzzle di world music minimalista e quasi psichedelica, meravigliosa e a tratti inquietante, in cui si fondono le tradizioni del Giappone e di popoli lontani, antichi strumenti analogici e raffinate tecnologie digitali.

L’idea di fondo principale del collettivo è la convinzione profonda e antropologica che l’espressione musicale sia universale e debba dare voce a tutti, non solo a chi lo fa per mestiere. Per questo, nella sua orchestra, Yamashiro ha coinvolto elementi di qualsiasi ambito: scienziati, giornalisti, etnomusicologi e impiegati che negli anni hanno contribuito in maniera pratica o teorica (facendo ricerca negli angoli più sperduti del pianeta) alla produzione musicale. Il risultato è un puzzle di world music minimalista e quasi psichedelica, meravigliosa e a tratti inquietante, in cui si fondono le tradizioni del Giappone e di popoli lontani, antichi strumenti analogici e raffinate tecnologie digitali.

Il loro primo album, Osorezan, è composto da due sole tracce ed è un delirio di lamenti primordiali, passaggi ambient e chitarre elettriche, uscito nel 1976 per l’etichetta giappo-americana Victor (che, insieme alla sotto-etichetta Invitation pubblicherà praticamente tutti i loro dischi). Il vero successo dei Geinoh Yamashirogumi arriva però dieci anni dopo con Ecophony Rinne. Intitolata originariamente Inne Kohkyogaku, ovvero Orchestra Reincarnata, è la prima parte di una trilogia sul ciclo di vita, morte e resurrezione che successivamente includerà anche la soundtrack di Akira.

Leggenda vuole che Katsuhiro Ōtomo sia rimasto affascinato proprio da questo disco e si sia messo poi in contatto con Yamashiro per proporgli di lavorare alla colonna sonora del film. Ecophony Rinne contiene quattro tracce i cui titoli vanno da Germinazione Primordiale a Reincarnazione, e in cui dominano voci e percussioni. Da un lato, per le parti femminili, risuona la tradizione corale bulgara e di Bali, dall’altro, per le maschili, è possibile riconoscere quella Shohmyoh dei monaci buddhisti. Gli strumenti a percussione, invece, vanno dai tamburi del Teatro Nō tradizionale a quelli giganti dell’Hiradaiko, ma a predominare è la magia dell’orchestra gamelan nella terza, bellissima traccia dal titolo Dark Slumber.

A distanza di due anni, vede la luce quell’ambiziosa impresa creativa che è la suite sinfonica di Akira. Sembra che per realizzarla Yamashiro si sia basato più sul manga che sul film, di cui, per volontà di Ōtomo, non avrebbe visto nemmeno una scena prima di comporre. Ōtomo era alla ricerca di un tipo di musica la cui estetica rappresentasse il futuro prossimo, ovvero il 2019, e che non fosse quindi immediatamente riconducibile alla sua contemporaneità. In breve, un suono cyberpunk. L’accostamento ritmico ed emotivo tra musica e azione è stato fatto quindi solo successivamente, cosa che nel film è percepibile e crea un interessante scarto tra immagini e suoni: la musica non è un accompagnamento letterale a quello che accade a livello visivo, non segue i movimenti delle scene, ma impone anche la sua narrativa.

Rispetto ai dischi precedenti, Akira è quello in cui emerge in maniera più evidente la combinazione di tradizione e modernità: gli elementi digitali sono più definiti e si integrano con i suoni tradizionali così come Neo Tokyo è il fantasma ‘moderno’ della vecchia Tokyo di cui conserva le tracce.

Sembra che per la produzione della soundtrack i Geinoh Yamashirogumi non avessero limiti di budget: il collettivo era pertanto al massimo del suo splendore e della sua forza espressiva e tecnica, con un’orchestra di gamelan proveniente dall’Indonesia e diversi supporti tecnologici all’avanguardia. Rispetto ai dischi precedenti, Akira è quello in cui emerge in maniera più evidente la combinazione di tradizione e modernità: gli elementi digitali sono più definiti e si integrano con i suoni tradizionali così come Neo Tokyo è il fantasma “moderno” della vecchia Tokyo di cui conserva le tracce. Yamashiro campiona i suoni dell’orchestra di Gamelan con il sintetizzatore Yamaha DX-7 per poterne modulare la tonalità, usando una tecnica chiamata microtuning. Per la prima volta nella storia degli anime giapponesi, inoltre, viene usato un synclavier che alimenta l’aspetto “futuristico” con i suo suoni sintetici. Il risultato è un lavoro epico, armonioso e coerente, ma per nulla omogeneo: una foresta di timbri totalmente diversi, la colonna sonora adatta per una storia cyberpunk come quella di Akira collocata sulla soglia tra presente, passato e un vicino futuro.

Il terzo e ultimo album della trilogia sul ciclo della vita, Ecophony Gaia, è stato pubblicato a distanza di altri due anni, nel 1990. Composto inizialmente per un’installazione acquatica a Osaka, è un omaggio all’ecosistema terrestre. Un lavoro di raffinatissima world music in cui i cori sembrano le voci di una liturgia, e in cui la delicatezza del gamelan, del flauto e dei rumori della natura si mescolano a chitarre elettriche e cambi di tempo di ispirazione prog.

Dal 1990 in poi, i Geinoh Yamashirogumi non hanno pubblicato altri dischi, ma hanno continuato a girare il Giappone guidati dall’instancabile Shouji Yamashiro, che nell’anno in cui Akira festeggia il suo trentesimo compleanno, ha ottantacinque anni.

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