Joy Orbison (UK)

Biografia

Peter O’Grady, ovvero Joy Orbison, nipote dello storico produttore drum’n’bass Ray Keith, è uno dei dj/producer londinesi – di stanza a Croydon per la precisione – emersi durante la transizione del dubstep verso il dancefloor di house e/o techno tra la fine dei noughties e l’inizio degli anni ’10. Famoso già dal singolo di debutto Hyph Mngo, pubblicato dall’etichetta di Scuba, Hotflush Recordings, nel 2009, Orbison si è fatto conoscere per un mix di house, garage, dubstep e techno, miscela che ha successivamente calibrato in alcune killer track – Froth, Mercy – pubblicate assieme al producer Boddika.

Dj dall’età di 13 anni e die hard fan delle radio pirata, O’Grady deve allo zio, Ray Keith, l’introduzione alla jungle e alla UK garage. Le sue primissime produzioni – delle basiche melodie grime – iniziano a 20 anni grazie a software come Fruity Loops, ma è soltanto nel 2009, con il ”12 Hyph Mngo, che il ragazzo inizia un personale percorso artistico. Pubblicato nell’anno in cui nelle radio (Rinse) e nei club londinesi esplode la uk funky, il brano esplora un territorio tra dubstep, garage e house per aeree linee di synth che ricordano le atmosfere sci fi della prima idm, profonde linee di basso in odore di dub e profumati campionamenti vocali opportunamente tagliati e incollati, che molti altri dj e produttori, a partire da Ben Ufo e Grievous Angel fino a Brackles, Martyn e Bok Bok, stanno contemporaneamente indagando. Di più, è una traccia colorata e balearica che, agli antipodi dell’estetica dominante nella dubstep, riassume buona parte del sottobosco sonico di quei mesi.

Joy Orbison, intervistato da Martin Clark, non la vede come un’opposizione ai canoni del genere che ha dominato i dancefloor britannici negli ultimi anni, piuttosto come una nuova via da percorrere (“Le mie migliori notti le ho fatte sudando ai dj set di Skream e Rusko, ma non è la musica che vorrei fare quando faccio il dj“) e di questo avviso sono J.Doe / BRKLN CLLN, le due tracce contenute nel secondo 12” pubblicato su un’etichetta fondata con Impey (Doldrums, che durerà giusto un anno) e l’EP The Shrew Would Have Cushioned The Blow edito da la Aus Music, label co-fondata da Will Saul, tutte produzioni dove la componente che più spicca è l’house.

Nel 2010, O’Grady, con BB / Ladywell (su Doldrums), omaggia Carl Craig e le produzioni Traxx (di Joy Orbison è disponibile per il download anche un edit del remix di Ultramarine), mentre l’anno successivo si ribattezza Joy O e ritorna su Hotflush con Wade In / Jels, un 12” che esplora maggiormente il lato deep e electro del suono maturato fino ad allora, lasciando ampi spazi a atmosfere e dettagli. Ellipsis, del 2012, ritorna alle lussuose e calde atmosfere degli esordi con un piglio più deciso e progressivo tra garage, acidi sviluppi tubolari e ganci alla piano house. Il 12”, masterizzato ai berlinesi Dubplates & Mastering, esce per una nuova etichetta personale, Hinge Finger, label estemporanea aperta con il noto grafico e designer William Bankhead, attivo sia presso la Honest Jon’s di Damon Albarn (che distribuisce anche la neonata label) sia, dagli anni ’90, con la Mo Wax di James Lavelle. Le attenzioni di O’Grady sono tuttavia puntate altrove. Il sodalizio con un producer d’esperienza come Boddika, ovvero Al Green (metà del duo Instra:Mental e parte degli Autonomic), porta quell’anno a profondi sviluppi nella carriera di Joy Orbison. Nasce una nuova label, la SunkLo, che la coppia definisce più un contenitore per una serie di personali pubblicazioni che un’etichetta vera e propria, ed escono ben quattro uscite a quattro mani di cui una pubblicata sulla Swamp81 di Loefah, producer che ha di fatto messo in contatto i due.

Il producer trascorre la maggior parte del tempo allo Zoo, lo studio di Green, dove entra in contatto con hardware di diverso tipo e altre attrezzature professionali, ampliando un approccio non più limitato al solo laptop casalingo, e ora aperto al dialogo in presa diretta. “E’ come jammare“, dichiara a RA nell’estate del 2012, “un modo di lavorare dal quale non si può più tornare indietro” afferma entusiasta il londinese.

Swims, prima traccia composta in assoluto dai due, è un ottimo esempio del loro stile per il dancefloor: maglie strette, ritmi in 4/4 arrangiati in un dialogo di variegati elementi tra house e techno, ricorsi a progressività acide, oscurità da hardcore continuum, tech-step, ma è con il 12” contenente Froth / Mercy che la coppia sfonda davvero nei club. Entrambe le tracce si basano su riff potenti, modulati con echi e filtri conditi da vocalizzi e synth housey che ricordano anche Burial e Four Tet. Saranno un must per i dj set di moltissimi producer britannici nei mesi a venire e così la coppia scala marcia anche per conciliare un’intensa attività di djing. Nel 2013, esce un solo 12”, Think And Change: Plate Onepubblicato sulla NonPlus di Boddika. All’interno, una sola traccia dei due, Fate, che addolcisce il tiro delle due precedenti pubblicazioni mantenendone i fondamenti arrangiativi e declinando secondo dettami techno dub, mentre il lato B è affidato a Lowtec con The Rhythm (Remix 2). Nel 2014, escono il 12” More Maim / In Here, e una traccia sfusa in 10” contenente il brano Tricky’s Team, dove i due si ripresentano con un’angolazione ancora una volta differente, ovvero, una terrigna techno animata da sinistre progressioni minimal, battute spezzate e sincopati funky.

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