Manic Street Preachers (UK)

Biografia

Nel 1986 i Manic Street Preachers, provenienti da Blackwood, un piccolo centro del Galles, muovono i primi passi grazie a un’attitudine punk, genere apprezzato da James Dean Bradfield (voce e chitarra), Sean Moore (batteria), Nicky Wire (chitarra ritmica) e Flicker (aka Miles Woodward al basso). Dopo una fase di assestamento – in cui Bradfield dà a Wire (nuovo bassista dopo la fuoriuscita di Flicker) l’onere di scrivere i testi delle canzoni e la prima cantante Jenny Watkins-Isnardi lascia i compagni d’avventura – il gruppo si appresta ad esordire sul mercato discografico. Siamo nel 1989 e per Suicide Alley viene coinvolto Richey James Edwards, che cura l’artwork del singolo. Un ingresso, che influenzerà nel bene e nel male la carriera e le vite dei compagni.

L’iniziale amore punk si concretizza in New Art Riot, EP licenziato dall’etichetta Damaged Good, mentre un anno dopo esce Motown Junk per Heavenly Records. Costante nella carriera dei “Manics” l’atteggiamento irriverente e polemico verso molti colleghi (tra i bersagli principali nelle interviste, gli Stone Roses e i My Bloody Valentine). Un’attitudine arrogante ereditata dagli eroi – musicalmente parlando – dei gallesi, ovvero Sex Pistols e Guns & Roses: il fulminante esordio di questi ultimi, ovvero Appetite For Distruction, diventa termine di paragone per Wire & Co. Rabbia e provocazione i sentimenti dominanti. Secondo i Manics, dopo un grande album, sulla falsariga del bestseller di Axl Rose e compagni, e un tour memorabile, non avrebbe avuto senso continuare. L’ultima uscita per una etichetta indipendente è You Love Us.

In questo periodo Richey Edwards, chitarrista, paroliere e anima dei Manics, incide la scritta 4 Real sul suo braccio durante un’intervista per l’NME, magazine musicale inglese. Appoggiata da una fan base sempre più importante, la band si appresta a debuttare su major con Generation Terrorist. Il disco – in bilico tra glam e punk -, uscito il 10 febbraio 1992 via Columbia Records, contiene il loro primo grande successo: Motorcycle Emptyness. 12 mesi dopo il cambio di passo con il follower Gold Against the Soul: meno protesta e più introspezione, come testimonia il singolo La Tristessa Durera. Ancora più introverso e umbratile il terzo LP, uscito nell’agosto del 1994, ovvero The Holy Bible (al suo interno il singolo Faster). Un progetto che riflette il difficile momento personale di Richey Edwards, scivolato in una spirale autodistruttiva aggravata dagli eccessi con l’alcool.

Pochi mesi dopo, il 1 febbraio del 1995, l’evento che cambia la carriera e la vita dei Manics: Edwards scompare nel nulla senza lasciare traccia. La sua auto viene trovata nei pressi di un ponte sul fiume Severn. Da allora si moltiplicano gli “avvistamenti” del musicista scomparso in giro per il mondo (secondo alcuni sarebbe scappato in India per fuggire da un sistema diventato orami opprimente per lui). Pronti a gettare la spugna, i Manics si danno una seconda possibilità. Il vuoto lasciato dal musicista scomparso induce Wire ad un ulteriore sforzo in fase compositiva. A Design for Life, Australia, Kevin Carter e Everything Must Go sono i singoli estratti dal primo album senza Edwards. Everything Must Go (uscito il 23 maggio 1996 per Sony) – secondo nelle chart d’Albione – diventa l’album della consacrazione.

Il momento d’oro prosegue con This is My Truth Tell Me Yours. Prodotto da Mike Hedges e Dave Eringa, il disco è registrato tra il Galles e la Francia. I Manics non sono mai stati così popolari. Spinto dagli estratti If You Tolerate This Than Your Child Will Be Next (brano con forti rimandi alla guerra civile spagnola e ispirato dagli scritti di George Orwell), The Everlasting, Tsunami e You Stole The Sun From My HeartThis is… sdogana la formazione al grande pubblico. L’indole ribelle e anticonformista però è dura a morire: nel 2000 esce il singolo The Masses Against The Classes, ennesima testimonianza concettuale della adesione del gruppo alle teorie socialiste, che raggiunge il primo posto dei singoli nonostante un’attività promozionale ridotta al lumicino.

Nel 2001 il concerto al Teatro Carl Marx di Cuba è anticipato dall’incontro con Fidel Castro. Ad interrompere la marcia inarrestabile dei Manics, il passo falso di Know Your Enemy. Le 16 tracce, licenziate da Epic, non bissano il successo del disco precedente. La raccolta Forever Delayed (uscita nel 2002 con gli inediti There by the Grace of God e Door to the River) anticipa il settimo lavoro della formazione. Un lavoro nuovamente in minore – almeno in termini di vendite – da cui vengono estratti solamente The Love of Richard Nixon e Empty Souls.

Send Away The Tigers del 2007 è il ritorno dopo le fughe in solitaria di Wire e Bradfield. A dispetto di Your Love is Not Enough, il duetto con Nina Personn dei Cardigans, è un ritorno a sonorità meno pop in cui la chitarra torna protagonista, come testimonia il riff d’apertura di Autumnsong. Il fantasma di Edwards si manifesta con Journal For Plague Lovers. Prodotto da Steve Albini, l’album è un omaggio al vecchio compagno di scorribande. Il grande valore di questo disco, sono i testi che ha scritto il musicista scomparso (e dichiarato ufficialmente deceduto nel 2008) e su cui gli amici hanno imbastito le musiche. Journal, è il tentativo di chiudere il cerchio, ammesso che sia possibile, con un remoto passato in cui i membri del gruppo erano quattro, ed Edwards era chitarrista e pietra angolare del suono grezzo e alternative che incendiò l’Inghilterra con album immediati come The Holy Bible.

Un anno dopo esce Postcards From a Young Man (2010), impreziosito dalle ospitate di Duff McKagan (Guns’n’Roses ) e Ian McCulloch (Echo and the Bunnymen). In un’intervista rilasciata al magazine inglese Q, Nicky Wire si sbilancia: “E’ l’ultimo tentativo di fare comunicazione di massa. Come se fossimo ancora nei ’90s”; It’s not War (Just the End of Love) è il brano più famoso del lotto. In copertina campeggia una foto dell’attore Tim Roth. Rewind the Film, uscito il 16 settembre 2013 e prodotto dal gruppo con il supporto di Loz Williams e Alex Silva, è un approdo a sonorità folk e acustiche. Ancora una volta però i Manics cambiano le carte in tavola. Negli Hansa Studios di Berlino viene ultimato Futurology, ennesimo cambio di passo in uscita nei negozi il 7 luglio 2014 mentre di quattro anni più tardi è Resistance Is Futile, tredicesimo album sulla lunga distanza. La storia che viene dimenticata, la realtà confusa che ci circonda e l’arte come posto dove nascondersi e trarre ispirazione sono i temi principali dell’ennesimo disco arrangiato in chiave stadium rock, eppure, nondimeno, una prova ispirata e convincente che si pone fra l’orchestralità di Everything Must Go (1996) e il furore ruspante Holy Bible (1994).

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