Peste Noire

Peste Noire, altresì abbreviato in PN o KPN, che sta per “Kommando Peste Noire”, è il nome del progetto black metal francese – contaminato da svariate influenze e sperimentazioni – fondato nel 2000 dal carismatico leader La Sale Famine De Valfunde (letteralmente “L’Orribile Carestia Di Valfonda”), eccentrico compositore ed autore di tutti i testi e gli arrangiamenti. Il progetto va annoverato nelle Legion Noires, una sorta di risposta in terra di Francia all’originario Inner Circle del movimento black metal norvegese, tra le quali militano gruppi come Mutiilation, Noire, Tepes, Celestia e Mortifera. La prerogativa del genere black di scuola francese è quella di avere tempistiche più dilatate ed una resa più atmosfericamente cupa ed ipnotica creata attraverso ondate di riff ridondanti e distorti, contrariamente alla scena nordica dove si prediligono ritmiche agressive e veloci. L’impronta stilistica si avvicina quindi di più ad un atmospheric black sulla falsariga delle prime formazioni (Burzum, Drudkh, Negură Bunget per citare alcuni dei precursori), mantenendo comunque un piglio raw nelle registrazioni poco curate, nelle caustiche schitarrate e nello scream viscerale.

Se inizialmente il progetto di Famine ben si inserisce in questo approccio stilistico, successivamente, con i primi full-length e soprattutto con i successivi album usciti per La Mesnie Herlequin da lui stesso fondata, l’eclettismo del leader si fa sempre più strada, proponendo un black metal dalle forti componenti medievali in alcuni suoi passaggi, che vede anche l’inserimento di campionamenti corali o parlati, momenti di stasi acustica prettamente folk ed altri passaggi arpeggiati precursori del post-black, e negli ultimi lavori addirittura ska, techno, punk e chansonnier che si prendono a braccetto anche all’interno della stessa traccia, una sarabanda di influenze compositive ben allineata su un solido tappeto black che avvicina le produzioni più recenti ad un metal di stampo avant-garde.

Famine, il cui vero nome è Ludovic, è un leader onnipotente e dal fervore compositivo inarrestabile, abile chitarrista e padrone di uno scream peculiare e caratteristico, marcio e acuto, teatralmente usato per produrre versi onomatopeici e parlato mefitico soprattutto nelle ultime produzioni, ma allo stesso tempo in melodiosa armonia con il resto della sua musica. Personaggio dalla fortissima ideologia nazionalista, insita in ogni suo lavoro a partire dai contenuti, che annoverano, oltre ai testi originali di Famine, anche componimenti di autori medievali francesi – l’intento del progetto, almeno nel primo periodo, è infatti quello di ricreare in musica il marciume apocalittico del medioevo e trasferirlo nella società odierna – e di altri vissuti più recentemente, sarà attorniato da moltissimi collaboratori nel corso della sua carriera, alcuni dei quali hanno fondato progetti metal e folk di grande successo negli ultimi anni. Il progetto non ha nessun sito dedicato. Famine, infatti, rifiuta l’utilizzo della rete Internet.

peste noire - live

Le demo tape d’esordio (2001-2003)

Peste Noire nasce ad Avignone come One Man Project capitanato da Famine, ma siccome quest’ultimo non sa suonare la batteria, decide di ingaggiare un batterista turnista che lo aiuti nelle registrazioni delle prime demo tape. La scelta cade su Stéphan Paut, conosciuto allora ed ancora oggi con il nome di Neige, leader della band post-metal/blackgaze Alcest e membro di altri validissimi progetti che vanno dal black metal (Mortifera e Celestia assieme ad un’altra carismatica figura della scena black francese, Noktu) al metal atmosferico (Lantlôs, Amesoeurs), passando anche per il progetto depressive black Forgotten Woods. Con questa formazione a due Famine comincia a registrate la propria musica e ad inserirla su tape che venivano poi rilasciate in un numero limitato di esemplari, come era tradizione per il black metal. Il primo demo ufficiale è Aryan Supremacy, uscito nel 2001 in soli 14 esemplari numerati a mano sotto il moniker tolkeniano Dor Daedeloth. Negli appena 11 minuti di durata il lavoro propone un raw black dalla classica bassa e sporca qualità audio. Si denotano comunque, tra il caos oculato d’insieme, un’attenzione verso le melodie di chitarra più tipiche dell’atmospheric black ed uno screaming particolarmente acuto e stridente, ma non per questo disturbante e macabro, un’impronta tipica che caratterizzerà le produzioni di Peste Noire.

L’anno successivo esce invece Macabre Transcendence, altra demo tape stavolta prodotta dalla Drakkar Productions di Noktu (membro, oltre che dei già citati Mortifera e Celestia, anche di formazioni quali Gestapo 666 e Genocide Kommando), il quale si occupa inoltre dell’artwork per il logo della band. Qui Famine cambia il nome in Feu Cruel e comincia ad utilizzare testi provenienti dalla tradizione letteraria francese, in questo caso estratti da “Les Fleurs Du Mal” di Baudelaire nei pezzi Le Mort Joyeux e Spleen. L’album viene registrato in una camera a gas e realizzato in 300 esemplari. La durata aumenta a quasi trenta minuti e musicalmente riporta sempre le particolari melodie melanconiche della chitarra graffiante e lo screaming particolarmente acuto di Famine. Il sound è tipico della scena black metal francese, caratterizzato da tempistiche e suoni più dilatati nei ritornelli o nelle stasi di legame tra una strofa e l’altra, in contrasto con i più veloci e rabbiosi pezzi tipici della primigenia scena norvegese, che comunque fa sentire la sua influenza nelle varie strofe. Si aggiungono anche assoli di chitarra riempitivi, segno di una ricercatezza stilistica più varia in confronto ai brevi e acerbi pezzi del primo demo. Spiccano fra tutti il piglio depressive black di Spleen e la variegata 666 Millions D’Esclaves Et Des Déchets, con il suo turbinio di chitarra iniziale e finale e gli arpeggi edulcorati degli intramezzi musicati. Durezza nelle strofe e dolcezza nei riempitivi, questo il grande marchio di fabbrica che rende i Peste Noire un progetto tutto particolare nella statica scena black europea.

Dopo una split tape con i conterranei Sombre Chemin (anch’essi influenzati dal raw black dilatato tipico delle Legion Noires), dove Famine e Neige partecipano con tre pezzi estratti dai primi due demo riproposti con evidenti miglioramenti nella registrazione, il progetto approda all’ultimo demo su cassetta prima del definitivo passaggio ad opere sulla lunga durata. Phalènes Et Pestilence – Salvatrice Averse esce autoprodotta nel 2003 e limitata a 100 esemplari numerati a mano, 40 dei quali con uno speciale inchiostro rosso indiano molto più acceso rispetto alle altre copie numerate con inchiostro normale. Sul retro delle prime quaranta copie è presente la scritta “Mors Ultima Ratio”, cioè “la Morte è la ragione finale di ogni cosa”. Presenta tre soli brani senza titolo, il primo e l’ultimo facenti da intro ed outro al più lungo pezzo centrale, dieci minuti di raw black attufato e sporco composto da oscure e veloci litanie sulle strofe, alternate a momenti più dilatati di chitarre stridenti e melodicamente taglienti. Sono presenti campionamenti corali, già utilizzati dal secondo demo, così come gli scatenati assoli di Famine che sfociano in armonici arpeggi atti a smorzare la durezza comunque sia genericamente ed ipnoticamente piacevole della musica di PN.

Peste Noire live in Oslo

I primi full-length per la De Profundis (2006-2009)

Dopo alcuni singoli, EP e compilation, Famine arriva a produrre il primo vero full-length a nome Peste Noire nel 2006, e lo fa appoggiandosi alla piccola etichetta francese De Profundis, un rapporto che si concluderà felicemente nel 2009 con la produzione di Ballade Cuntre Lo Annemi Francor. Nel frattempo Famine caccia Neige dalla band, anche se, come già detto, egli era solo un turnista, e inserisce nella formazione due nuovi membri, Winterhalter alla batteria e Indria al basso (entrambi saranno poi membri degli Alcest assieme a Neige).

Con la nuova formazione i Peste Noire esordiscono sulla lunga durata con La Sanie Des Siècles – Panégyrique De La Dégénérescence, a tutt’oggi il più fulgido esempio dello stile e del messaggio intrinseco nella musica di Famine e del suo progetto. L’album non è altro che una riproposizione di vecchi brani presenti nei demo precedenti – assieme ad altri indediti – ma ri-registrati e migliorati nel suono e nella resa generale presso gli storici Rosenkrantz Studios, fucina di talenti dove passano anche gruppi come Abigail e i già citati Mortifera e Celestia. Il titolo può essere tradotto come “La Sanie Dei Secoli – Panegirico (cioè Ode) alla Degenerazione”, dove “La Sanie” è un termine inglese intraducibile in italiano che sta per “un sottile, verdastro e maleodorante scarico da una ferita o un’ulcera contenente sangue e pus”. Neige contribuisce comunque all’album con le voci in Dueil Angoisseus. Nous Sommes Fanés e Dés Medecins Malades Et Des Saints Séquestrés sono invece da considerarsi bonus tracks registrate nel primo periodo di attività della band, ed infatti annoverano Neige come batterista.

Ritroviamo quindi pezzi come Le Mort Joyeux, Spleen, Phalènes Et Pestilence – Salvatrice Averse (che altro non è che la lunga traccia principale del demo che portava lo stesso nome), rivisitate e decisamente ripulite. Le sonorità rimangono comunque crude ma molto più d’impatto, fuoriuscendo dall’attufamento raw dei demo e dando ancora più rilievo all’abilità chitarristica di Famine e al suo scream tanto acuto da farsi melodico accompagnamento d’insieme.

Risaltano gli interludi folk dal sapore medievale sparsi tra le tracce, come nella rinnovata intro di Phalènes Et Pestilences che viaggia successivamente su marce black nelle quali veniamo divorati dalle urla incommensurabili di Famine e nuovamente cullati da arpeggi acustici su tappeti distorti che suonano come una nenia malata e bellissima, dolcezza e durezza che si amalgamano in un abbraccio epocale e perfetto. Ancora più rappresentativa è Dueil Angoisseus, il cui testo è tratto da un componimento di Christine De Pizan, autrice italo-francese del tardo medioevo conosciuta soprattutto per il suo libro “La Città Delle Dame”, nel quale dipinge una civiltà utopica tutta composta da donne piene di talento (scienziate, sante, eroine ecc.) che dimostrano quanto siano indispensabili per la società. Una sorta di femminista ante-litteram. La traccia, con il suo struggente arpeggio dal sapore medievale commisto alla durezza-non durezza black del resto e alla teatralità dello scream di Famine, è uno dei migliori pezzi mai partoriti dal progetto. Le tracce “classiche” vengono intervallate da riempitivi inediti di vario genere, come il particolare valzer marcescente della intro Nous Sommes Fanés, tra graffi chitarristici ed arpeggi più dolciastri, la cupa marcia di Laus Tibi Domine, dall’andazzo colloso e lento su depressivi riff atmospheric black (ma allo stesso tempo anche precursori di quel post-black che sarà prerogativa di gruppi come Alcest o Lantlôs), atmosfere aggressive ma sospese, ridondanti ipnosi chitarristiche ed ancora una vena black negli urli di Famine, elemento, quest’ultimo, sempre più abbandonato dai futuri fautori del genere.

L’album spicca nelle produzioni black di quell’anno per sonorità che permettono al progetto di evadere dalle nebbie raw degli esordi, donandogli una carica espressiva maggiormente efficace, mettendo in luce apprezzabili aspetti stilistici come la cura delle melodie chitarristiche, l’abilità di Famine negli assoli, la sua voce così espressiva e quasi unica ed una tendenza ad uscire dagli schemi imposti del black metal, per scegliere una strada che prevede pezzi basati più sull’atmosfera ipnotica di voce e chitarra e che non disdegnano, nella loro cruda potenza espressiva, anche languidi ed emozionali interludi musicali puliti. Perfetto esempio di ciò che rappresenta il black metal per Famine, cioè la facoltà di “trasformare il fango in oro”, e dunque un modo per modificare qualcosa di brutto, orribile e disgustoso in qualcosa di bello, l’album riesce anche, con gli inserimenti medievistici, i campionamenti corali e le marce ballate di chitarra, a comunicare un concept traducibile in un parallelismo tra l’apocalisse medievale e quella moderna, il voler mostrare il declino del mondo odierno e la voglia di vederlo distrutto, visto che non c’è modo per risanarlo. Tematiche come la vendetta e la speranza fantasiosa del ritorno del proprio Io (una nobiltà socialmente, fisicamente e fisiologicamente umiliata), annientando il mondo che ci ha annientato.

Dopo l’enorme successo del debutto, nel 2007 esce il secondo full-length a nome Peste Noire intitolato Folkfuck Folie, sempre sotto l’egida della De Profundis. Come il primo, il disco contiene pezzi rivisitati e rielaborati nelle sonorità, in questo caso quelli presenti nel singolo Lorraine Rehearsal uscito nello stesso anno per la finlandese Northern Heritage, che produrrà assieme alla De Profundis anche il vinile dell’album nel 2010. Contriariamente a quanto ci si aspetti, il suono di questo secondo lavoro è molto più destrutturato e grezzo rispetto a quello del primo, in una sorta di degenerazione ed involuzione del suono voluta dal leader a mano a mano che si continuerà con le produzioni, accompagnata anche da un piglio sperimentale più accentuato, anch’esso in continua evoluzione con l’arrivo dei nuovi lavori. Famine inserisce nei testi elementi autobiografici, mentre le tematiche generali dell’album vertono sul trionfo del corpo sui tormenti dello spirito, la barbarie primordiale, la poesia guerriera, la trasmissione di malattie sessuali e i disordini mentali, questi ultimi simbolizzati dall’estratto radiofonico di Antonin Artaud che fa da introduzione alla title track dell’album, nel quale il poeta urla durante uno dei suoi periodi di demenza. Come sempre i testi si dividono tra originali di Famine ed altri estratti da poeti medievali francesi – in questo caso vengono utilizzati quelli di Guillaume De Machaut e Gautier De Concy – con il solito intento di creare un parallelismo tra l’apocalisse medievale e la catastrofe del mondo odierno. Neige dona un ultimo contributo al progetto componendo La Césarienne – unico brano nella storia di PN a non essere stato scritto da Famine – e prestando voce e chitarre ritmiche in alcuni pezzi. L’album è considerato da Famine come portatore di un “folklore fognario”, un lavoro con l’intento di suonare ancora peggio del suo predecessore ed in maniera più schizofrenica. Aggiungerà anche che il suono di chitarra dell’album vuole essere il più parassitario e insostenibile possibile, affinché la capacità di ascolto del lavoro non proceda oltre i due pezzi. Se qualcuno riuscisse ad ascoltarlo per intero, la cosa metterebbe in luce una malattia mentale dell’ascoltatore.

Goliardia a parte, l’album presenta davvero un taglio più aggressivo e caotico. Non manca la dicotomia raw-melodica tipica di PN, che alterna passaggi puramente black ad aggiunte orecchiabili dalle forti influenze medievali (riscontrabile in pezzi come Folkfuck Folie o Condamné À La Pondaison), a volte anche nella stessa traccia. Spiccano lo spoken word di apertura di Maleiçon, che mette in mostra la teatralità di Famine, e quel senso melodico-marcescente che sempre caratterizza la musica del progetto nel suo insieme. Il suono di PN si mette sempre più in evidenza: c’è qualcosa in più del marciume black di cui si ammanta, ben inserito nello screaming di Famine, ma attraverso i tappeti di chitarra, per quanto graffianti e vorticosi, c’è anche un’oculatezza d’insieme, in modo da creare melodie venefiche che contengono rabbia ma anche armonia. Il 2007 resta comunque l’anno più produttivo per PN, che assieme al già citato singolo Lorraine Rehearsal fa anche uscire uno split con la band black metal finlandese Horna ed una raccolta in due dischi intitolata Mors Orbis Terrarum.

L’ultimo capitolo che chiude la prima fase sonora di Peste Noire ed anche la sua collaborazione con la De Profundis è Ballade Cuntre Lo Annemi Francor, uscito nel 2009 e dal titolo ispirato al componimento di François Villon “Ballade Contre Les Ennemies De La France”. La forte componente nazionalista del progetto è qui sbattuta in faccia all’ascoltatore sin dal titolo dell’opera, passando anche per una nota curiosa contenuta all’interno del libretto del disco. Dopo l’ascolto, molti giurano di aver sentito, al secondo minuto della seconda traccia La Mesniée Mardrissoire, l’esclamazione “Sieg Heil”. Famine spiega invece che ad essere urlata è la frase “Sieg Hell”, visto che “Peste Noire è un gruppo satanista nazionalista francese, non tedesco. Peste Noire rigetta ogni affiliazione con il movimento nazista, nemico della cultura francese per la quale egli resiste e combatte. Possa questo essere un giorno compreso…

L’album è il primo lavoro a contenere solo inediti, e presenta svariate collaborazioni al suo interno: il basso è ora affidato a Ragondin, la batteria ad Andy Julia (già membro dei Celestia e futuro membro dei Soror Dolorosa), ed in più troviamo anche la collaborazione femminile di Sainte Audrey-Yolande, vero nome Audrey Sylvain e futura collaboratrice di Alcest e Amesoeurs, che compone le tracce Concerto Pour Colpotre, Vespre e Requiem Pour Nioka (À Un Berger-Allemand), canta e suona il piano e l’organo. La registrazione di una parte delle tracce è affidata a Fureiss, anch’egli membro dei Celestia. La già citata Vespre è stata registrata nella piccola cappella della Fraternité Malfé da Fureiss. L’avvento della dolce voce di Audrey Silvain aumenta i contrasti all’interno della musica di PN, portando un ulteriore elemento atto a smorzare lo screaming marcio di Famine e le solite chitarre graffianti, effetto ben evidente nella intro Neire Peste. Nella tanto discussa La Mésnie Mardrissoire, invece, si nota una più intensa influenza medievale nella intro, mentre le successive chitarre risultano ancora più caotiche, distorte e lacerate, in linea con la degenerazione sonora che il progetto si impegna a proporre procedendo con le uscite. I momenti più duri e caotici delle prime tracce lasciano poi spazio ad incursioni più pacate e sperimentali affidate al nuovo lato femmineo del progetto, come nelle distorsioni pianistiche abbracciate al dolce canto di Concerto Pour Colpotre, l’organo cupo dell’interludio Vespre, il duetto vocale di La France Bouge o il chiaroscurale contributo in À La Mortaille!, che oltre a presentare un particolare contrasto tra la voce femminile e lo scream di Famine su basi black, denota anche un’evoluzione compositiva che comincia a tastare territori al di là della scena, come è evidente nei riff thrash metal che concludono il pezzo e che ritroveremo anche sul finale di Requiem Pour Nioka (À Un Berger-Allemand). Segno ancora più evidente di un distacco più ampio dalle classiche sonorità black sono l’uso dell’armonica in Rance Black Metal De France, strumento che non fa altro che aumentare la caoticità distorta dell’insieme, e soprattutto il pezzo conclusivo, chiosa premonitrice nella cui intro Famine sperimenta riff, arpeggi ed effetti di diverse scuole stilistiche, per poi sorprendentemente slegare il resto da ogni legame con la ferocia del genere, facendolo scorrere come una traccia indie-wave dalle chitarre rockeggianti abilmente distorte, ma pur sempre dal melodioso andazzo generale alternato a più distorti arpeggi atmospheric black. Il lavoro è segno di una maturità evidente, anche se con essa aumenta la destrutturazione del suono di Peste Noire in tante schegge impazzite che raggiungono però un insieme efficace e di grande impatto emotivo, accontentando sia gli amanti del black che quelli di un metal dalle melodie più dilatate ed intense.

Peste Noire - Flamine

L’Avvento de La Mesnie Herlequin e l’ultimo periodo di attività (2011-2015)

Ormai divenuta una formazione di culto nel panorama black, che vanta un nutrito pubblico di fan attirati dal particolare approccio sonoro della band, i Peste Noire si distaccano definitivamente dall’ala protettiva della De Profundis e fondano la propria etichetta discografica, La Mesnie Herlequin, nel 2011, con la quale produrranno tutte le loro successive uscite. A nome La Mesnie Herlequin esistono anche una rivista ed un negozio di libri, entrambi con l’intento di portare all’attenzione dei curiosi ciò che si cela nei meandri più purulenti dell’underground musicale ed ideologico.

Il 2011 segna anche l’uscita del quarto full-length della band, intitolato L’Ordure À L’État Pur, lavoro spiazzante sotto molti aspetti nel quale la sperimentazione, la follia ed un’ironia oscura si impadroniscono del sound di Peste Noire trasformandolo in un amalgama di influenze, un coaecervo di scelte stilistiche in contrasto tra loro eppure abilmente fatte rientrare nei confini dell’album e, in alcuni casi, anche nella durata di un singolo pezzo. Peste Noire non è più una basica formazione a due o tre elementi come ai suoi esordi, ma diventa una sorta di circo itinerante che ha al centro la figura sempre più carismatica e teatrale di Famine, attorniata da un nutrito gruppo di collaboratori ed amici del progetto con i quali si accompagna nelle sue incursioni sonore. Goliardia, cameratismo: questo è ciò che emerge sfogliando il nutrito libretto dell’album, che oltre a denigrare il famoso dipinto di De Lacroix “La Libertà Che Guida Il Popolo” in copertina, mettendo sullo sfondo le Torri Gemelle che bruciano ed attorniando la figura della Libertà – alla quale viene appiccicato in volto un teschio macabro – con le sagome dei nuovi amici di Famine, presenta una lunga serie di fotografie che ritraggono il leader – qui vestito nella classica tenuta da skinhead armato di mazza da baseball – e compagni impegnati in pose buffe e bizzare, portatori di nomi altisonanti quali Miss Pèste Negre, Valnègre, Engwar. Quest’ultimo è una figura importante nel panorama musicale odierno, fondatore del progetto black metal Vehementer Nos e soprattutto leader dell’ottimo progetto folk tolkeniano Ainulindale, e contribuisce all’album suonando violoncello e timpani ed occupandosi della registrazione e del missaggio. E poi ancora Vicompte Chtedire De Kroumpadis, Rachid De France e molti altri seguono il pifferaio Famine, che non perde affatto la sua verve nazionalista (come nel gioco di parole in una delle foto che recita “Jean Marie Le PN”, accostando l’abbreviazione di Peste Noire con il cognome del leader del Front Nationale Le Pen), ma che, avendo carta bianca, lascia esplodere tutta la sua verve sperimentale, producendo un inaspettato quanto riuscito manifesto della sua nuova proposta sonora. Tantissime le influenze: ska, punk, chansonnier, addirittura ritmiche techno-industrial commiste al caos di chitarre impazzite, voce e batteria, momenti folk struggenti, impreziositi dalla chitarra acustica di Famine, dal ritorno di Audrey Silvain alla voce e dal violoncello di Engwar, altri più tecnicamente prog, altri ancora industrial metal, influenze che si attraggono ed oppongono all’interno di pezzi dalla durata prolungata – si arriva addirittura ai 20 minuti di tempo con J’Avais Rêvé Du Nord.

Siamo ormai lontani dai chiusi schemi black degli esordi: Famine e la sua banda di scalmanati partono dalle basi marce del genere per costruire un sound tutto particolare, commistione di varie influenze e di una strumentazione più ampia abilmente amalgamate assieme per una resa unica ed eccellente, facilmente accostabile al metal di matrice avant-garde. Famine – che qui si fa ironicamente chiamare Dj Famine in riferimento al piglio techno-industrial di certi pezzi dell’album -, sempre più teatrale nel suo marcio scream ed inarrestabile leader indiscusso, si conferma ulteriormente come una delle menti più fervide e folli del panorama metal europeo.

Sulla scia del nuovo stile abbracciato dal progetto arriva nel 2013 Peste Noire, seconda produzione per La Mesnie Herlequin che non fa altro che confermare ciò che si è precedentemente detto sulla nuova impostazione sonora di PN. I pezzi sono variegati collages sonici, presentano momenti puramente black dai quali germogliano tante influenze differenti: folk, ballate medievali, screaming teatrale e onomatopeico, marci monologhi, duetti vocali con la controparte femminile, variazioni sul tema con sonorità rock sperimentale à la Mars Volta (Niquez Vos Villes) ed altri prettamente gothic rock (La Blonde), introduzione di ulteriori strumenti come la tromba (già usata nell’album precedente) e la cornamusa, interludi folk apocalittici come nella marcia funerea di Ode, tutti elementi che colpiscono chi ascolta come schegge impazzite scaturite dalla potenza sonora collettiva che rimane fermamente presente come base per il complesso lavoro d’insieme. Anche qui il “circo” Peste Noire annovera tantissimi collaboratori dai nomi altisonanti nei diversi pezzi, come L’Atrabilière Maldo, Ardraos, Antumnos, Ravenlord dei Woods Of Infinty, Lazareth, la solita Audrey Silvain, Melkor (fondatore della omonima one man band atmospheric black e anch’egli membro dei Woods Of Infinity), Lazareth, Veuermin ecc.. Famine qui si fa chiamare Frère Famine.

Nel 2015 esce l’ultimo lavoro a nome Peste Noire, pubblicato sempre per La Mesnie Herlequin ed intitolato La Chaise-Dyable. L’album presenta un’impostazione più classicamente black, con atmosfere intense e malinconiche, rivelandosi come una sorta di pausa intimista e sentita nella produzione del progetto francese. Qui Famine è accompagnato solo dal batterista Ardraos, che nell’album suona anche la fisarmonica, e da Audrey Silvain alla voce.

Innovatore, purista, goliardico mattatore imprevedibile, Famine ha sicuramente portato in auge, con i suoi Peste Noire, un nuovo modo di vedere e fare il black metal, facendo diventare la band uno dei più poliedrici e particolari progetti della scena sino ad ora esistiti.

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