Prins Thomas

Adult oriented space disco

Prins Thomas fa parte di quella generazione di musicisti e producer norvegesi che, verso metà Duemila, si è autodefinita space-disco (tra gli altri, Hans-Peter Lindstrøm, Diskjokke e Tood Terje). Sonorità che portano con loro gli stilemi della disco-music (e successivi gemiti house primordiali), il krautrock mitteleuropeo, le fascinazioni free-form ibizenche. I suoi primi inediti sono datati 2005, e tra questi spicca l’omaggio ai minimalismi elettronici E2-E4 dell’ex-Ash Ra Tempel, Manuel Göttsching (Goettsching, Full Pupp). Minimalismi che non sono i disegni sbiaditi di un genere che – nella sua accezione più generalista – aveva conquistato il mondo, ma costruzioni essenziali di delay, echi e modulazioni che vanno gradualmente a scoprire nuove immagini sulle ripetizioni in loop di basso sintetico, drums e chitarra. Una dichiarazione d’intenti che definisce nitidamente l’orizzonte sonico di Thomas, e che Göttsching approva, dopo aver ascoltato la traccia a lui dedicata.

Poco affine alla computer music, ma con un passato da musicista alle spalle (violoncello e basso elettrico), nello stesso anno il Nostro inizia la sua collaborazione con l’amico e collega Hans-Peter Lindstrøm, che frutterà tre album, e pubblica una serie di solidissimi disco-edit a nome Major Swellings. Poi arriva l’attività di remixer, estremamente prolifica e che gli fa mettere le mani su pezzi di Neneh Cherry e LCD Soundsystem. Bisogna però aspettare cinque anni per il debutto solista sulla lunga distanza (Prins Thomas, 2010), e Prins Thomas arriva all’appuntamento con un bagaglio musicale che è lascito materiale e spirituale delle sensazioni elettroniche della sua terra, da Bjorn Torske in poi. Figura fondamentale dalla quale passano tutti i fermenti dance norvegesi fin dai primi anni ’90, e soggetto di una nostra approfondita monografia, Torske è colui che introduce Thomas sulla scena, nel 2003, trovandogli uno spazio all’interno della compilation Nordic Chill. Tredici anni dopo, per la serie cerchi che si chiudono, i due finiscono a produrre un disco assieme, il valido Square One.

Nel frattempo, il secondo capitolo formato album (Prins Thomas II, 2012), e a ruota il terzo (Prins Thomas III, 2014), sono il compimento di stagioni dense di produzioni scafate, e non fanno altro che cementare la sua posizione di esponente di punta del carnevale space-disco scandinavo. I lavori della maturità arrivano però in seguito, tra il 2016 e il 2019, con l’ambientale e ispirato dall’idm dei 90s Principe Del Norte e quel prequel cosmic disco che prende il nome di Ambitions, un lavoro da one man band d’ispirazione tardo kraut che filosoficamente, e per sua stessa ammissione, ha attinto dalle lezioni di Jaki LiebezeitHaroumi Hosono, Daniel Lanois, Eberhard Weber, Shinichi Atobe e Ricardo Villalobos. Visto in prospettiva, interlocutorio risulta il quinto volume della sua discografia, propedeutico tuttavia rispetto a quanto prodotto in seguito, di cui ricordiamo anche il disco prodotto assieme al pianista nu jazz norvegese Bugge Wesseltoft (Bugge Wesseltoft Versions).

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