Come riporta TMZ, la vedova di Chris Cornell, Vicky, avrebbe denunciato il medico di suo marito, il compianto ex leader di Soundgarden e Audioslave morto a maggio 2017, per avergli prescritto troppe medicine negli ultimi due anni della sua vita «senza nemmeno visitarlo, senza fargli fare esami in laboratorio…niente che potesse determinare che Chris era in pericolo». In particolare, nella denuncia compilata contro il dottor Robert Koblin che seguiva l’artista, la vedova cita il medicinale Lorazepam, che avrebbe «aumentato il rischio di suicidio in persone inclini alla dipendenza compromettendo la capacità di giudizio e il pensiero razionale». L’ansiolitico era una delle sostanze che l’autopsia post mortem sul corpo di Cornell aveva identificato.
Sempre secondo TMZ, la vedova accuserebbe inoltre il medico di «non aver mai avvisato Chris dei rischi di suicidio o degli altri effetti indesiderati legati a un utilizzo prolungato del Lorazepam». Il dottore avrebbe poi, prosegue, permesso al suo staff di prescrivere a Cornell l’ansiolitico «senza mostrare alcuna necessità medica e senza provvedere a una supervisione». Lo scorso agosto, lo specialista in esami autoptici Michael Hunter, nel corso di uno speciale TV dedicato alla morte dell’artista aveva avanzato l’ipotesi che l’artista fosse rimasto vittima di una commozione cerebrale prima della notte in cui perse la vita, sottolineando come questo tipo di traumi possa causare modifiche nel comportamento e repentini cambi d’umore.
Di recente, al musicista è stata dedicata una statua nella sua città natale, Seattle. Il prossimo 16 novembre, invece, vedrà la luce il suo primo album postumo, di cui abbiamo già ascoltato l’inedito When Bad Goes Good.
