Cringe è stato inserito nell’elenco delle parole nuove dalla Crusca

L'Accademia della Crusca ha dedicato alla parola di uso gergale un'approfondita analisi, ma ancora è presto per considerarla di uso comune e corretto della lingua italiana

Cringe come aggettivo oppure sostantivo, entrambi i vocaboli che indicano rispettivamente “scene e comportamenti altrui che suscitano imbarazzo e disagio in chi le osserva”, e “la sensazione stessa di imbarazzo”, entrano tra le parole nuove della lingua italiana (come pure cringissimo e cringiare ma non esageriamo).

Osservando l’ormai diffuso uso che se ne fa tra i giovani, l’Accademia della Crusca ha preso in esame i gergalismi legati a cringe nell’accezione che hanno assunto sul web statunitense (e viene citato l’Urban Dictionary) e poi in quello italiano (con riferimento a Slego), anche in una scheda dedicata, sempre a cura di Luisa di Valvasone.

https://twitter.com/AccademiaCrusca/status/1349995343472193536

Cringe, leggiamo sul sito della Crusca, «è una parola inglese, attestata da secoli nella sua lingua d’origine, che negli ultimi anni ha visto una crescente diffusione nel web, in particolare quando, tra il 2015 e il 2016, sono diventati popolari, tra gli utenti più giovani della rete, alcuni video intitolati “Try not to cringe”». Dalle numerose sfide che ne sono seguite – per la serie prova a non cringiare dopo aver visto questo o quello streaming – l’esempio principe, e insuperato, ci arriva direttamente da un filmato della BBC del 2016 tornato agli onori della cronaca per via della crisi di governo innescata da Italia Viva, il partito di Matteo Renzi.

Le caratteristiche ci sono tutte: un malessere profondamente fisico, irrimediabile sardonico, che scava nel profondo dell’imbarazzo e che solo una risata a crepapelle può redimere.

Precisiamo necessariamente una cosa però, l’obiettivo della sezione “parole nuove” del portale «è quello di fornire uno strumento di informazione completa e corretta su termini che si possono incontrare nello scritto e nel parlato e che non sempre trovano un’adeguata trattazione negli strumenti lessicografici esistenti». Cringe non è quindi entrata nel repertorio delle parole effettive dell’italiano, «dal momento che questo può avvenire soltanto in modo “naturale” – scrive la Crusca – sulla base delle normali dinamiche di funzionamento delle lingue».

E la normalità ai tempi del social significa pure che articoli come questo – rimbalzati ai quattro angoli di Facebook e Twitter – potrebbero contribuire ad accelerarne la circolazione e dunque un futuro ingresso nell’uso corretto della lingua italiana.

Attualmente Treccani, che prende atto della parola già nell’ottobre 2019, non ritiene abbia avuto una sufficiente diffusione nel «mare ampio della lingua scritta italiana, inclusa quella digitata in internet».

articolo aggiornato il 19 gennaio 9:30

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