“David Bowie Is”: il ritorno del Thin White Duke come … opera d’arte

Una mostra alla Victor & Albert Gallery di Londra celebrerà nel 2013 l’intera carriera dell’artista inglese

La notizia sta già facendo il tam-tam di tutti i media. È ufficiale: David Bowie ritornerà nel 2013. Attenzione: David Bowie, non David Robert Jones; quel signore un po’ attempato, che ogni tanto si lascia fotografare per le strade di New York mentre va a fare la spesa, non sembra avere alcuna intenzione di abbandonare il buon retiro familiare in cui è si è lasciato sprofondare sin dal 2004, in seguito a un rischioso intervento al cuore subito nel bel mezzo del suo ultimo tour mondiale.

David Bowie – la leggenda, l’icona – ritorna in tutto il suo splendore a partire dal 23 marzo 2013 alla Victoria & Albert Museum di Londra. Non per esibire le sue opere d’arte (ché si potrebbe legittimamente pensare possa essersi dato a scultura, pittura o quant’altro). È lui, l’opera d’arte. Sin dal titolo, di per sé parecchio eloquente, David Bowie Is si prefigura come la più grande retrospettiva dedicata a un artista vivente. Pur non ottenendo il suo coinvolgimento diretto, i curatori Victoria Broackes e Geoffrey Marsh hanno avuto accesso agli archivi personali  di Bowie e ne hanno tirato fuori una serie di memorabilia da far girare la testa a chiunque, dal fan hardcore al semplice appassionato. Appunti scritti a mano (la prima stesura di Five Years, i ritagli cut-up utilizzati per “costruire” i versi di Blackout), immagini inedite, strumenti musicali originali, disegni di scena (il faraonico e impossibile palco del Diamond Dogs Tour del 1974), la sceneggiatura del video di Ashes To Ashes, scatti di copertina, art work e, naturalmente, decine di costumi originali (da quello disegnato da Freddi Buretti per la prima incarnazione di Ziggy Stardust all’algida mise anni ’20 del Thin Wite Duke, dal pierrot lunare di Scary Monsters di Natasha Korniloff all’Aladdin Sane in stile Kabuki di Kansai Yamamoto, fino alla giacca Union Jack concepita da Alexander McQueen per Earthling). Non mancano filmati inediti, come quello di un concerto al Tower Theatre di Philadelphia del ’74 (presumibilmente quello da cui è stato tratto David Live), e di certo le sorprese non finiranno qui. Il tutto sarà accompagnato da un volume di presentazione firmato, tra gli altri, da Paul Morley e Jon Savage. Il design della mostra è a cura di Fifty Nine Productions, già dietro la messa in scena Dr. Dee di Damon Albarn e le installazioni per la cerimonia d’apertura delle recenti Olimpiadi londinesi.

Il nodo concettuale della mostra non è altro che il caposaldo su cui si è fondata l’intera carriera di Mr. Jones: dimostrare come sia possibile “prendere l’Arte Alta e portarla al livello dell’arte di strada”, o per dirla altrimenti, renderla warholianamente popular. Con l’approdo di Bowie alla Victoria & Albert, il cerchio si è definitivamente chiuso.

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