Flaming Lips: la 24 hour skull song minuto per minuto…

Flaming Lips 2011: situazionismo freak galore

Da Embryonic e dalla rilettura di Dark Side of the Moon in avanti per Wayne Coyne e i Flaming Lips, grandissimi imprenditori di se stessi, è stato un vero tour de force di postmodernismo spinto e situazionismo freak programmatico – loro che hanno riscritto i canoni del rock psichedelico tra fine anni Ottanta e primi anni Novanta.

Il 2011 è passato in un soffio, puntellato da mille iniziative sballatissime eppure quasi sempre sorprendentemente ben riuscite, soprattutto – ovviamente – sul piano della comunicazione: gli EP sotto forma di necessariamente edibili teschio e feto gommosi, le collab da Mission: It's Possible con il prime mover del glitch-hop Prefuse 73, con i super-noisy Lightning Bolt e con il guru minimalista Philip Glass, la canzone lunga sei ore con i nomi dei fan-contributors come testo. E ancora dobbiamo aspettarci – ma magari ce li siamo semplicemente persi per strada – il cofanettone vinilico con le nuggets 92-02 e l'app per suonare il mitologico Zaireeka con 4 iPhone diversi, il mini-album omaggio per chi acquista uno speciale pedale per chitarra elettrica, i CD flessibili allegati a scatole di cereali e in omaggio con Mad Magazine. E ovviamente la vagina gommosa. Insomma, si stanno divertendo proprio un sacco Coyne & Co.

Ecco, si potrebbe dire che quando hai 20 anni e più di carriera alle spalle, come loro, o riesci a scrivere ancora belle canzoni, o fai sperimentazione seria sul suono, oppure ti metti a giocare coi formati. Ovviamente i Lips non sono i primi e non saranno gli unici a muoversi in questo senso (cercando peraltro di mettere assieme tutte e tre le strategie): ricordiamo ad esempio un'intervista in cui qualcuno – forse era Genesis P. Orridge – già nei primi Duemila fantasticava di pubblicare solo su formati non convenzionali (tipo pennette USB o hard disk realizzati appositamente) e muovendosi su lunghezze Debordanti oltre l'umana possibilità di assimilazione. Per inciso: su tutto questo discorso dei formati, dell'auto-riciclo e della sperimentazione-musicale-come-tappezzeria ci aspettiamo presto un fiorire di tesi di laurea.

In ogni caso, adesso per i Lips è arrivata la volta del brano lungo 24 ore (aggiornamento PoMo e a stelle e strisce delle Vexations di Satie?), ''pubblicato'' in edizione ultra-limitata (solo 5 esemplari) sotto forma di teschio umano, ma universalmente fruibile in streaming sul sito dedicato flaminglipstwentyfourhoursong.com.

Ecco allora, qui di seguito, compatibilmente con la nostra vita (…) e il nostro ritmo circadiano, il racconto dell'ascolto del pezzo monstre dei Flaming Lips, aggiornato in tempo reale ogni 5 ore circa. Vediamo che cosa ne viene fuori…  [ continua… ]

Flaming Lips: la 24 hour skull song minuto per minuto (beh, quasi)…

7 Skies H3, la 24 hour skull song viene messa in streaming a partire dalla mezzanotte del 31 ottobre 2011 ora FlamingLipsiana. Non possiamo ascoltare il pezzo "live", in streaming – per motivi squisitamente logistici – e decidiamo quindi di registrare il registrabile, utilizzando il preziosissimo browser recorder della Applaian. Cominciamo a registrare alle 10:25, ora italiana, e finiamo alle 20:15.

Possono ascoltare il brano in streaming contemporaneamente soltanto 999 persone. Per soddisfare le richieste viene però aperta anche una seconda pagina, gemella della prima. Davanti all'ormai famigerato teschio con il parrucchino di adamantio, si può solo premere play o stop, senza skippare o tornare indietro, senza insomma poter decidere da che punto cominciare, continuare o riprendere l'ascolto (come invece sui vari Soundcloud). Per quanto siamo riusciti ad appurare, non esiste – ancora? – alcun leak/web bootleg del brano (e interessante notare anche come l'operazione non sia stata ancora rilevata dalla sempre aggiornatissima Wikipedia anglofona). La nostra registrazione ammonta a poco meno di 8 ore di mp3 a 320 kbps, per un totale di 1,07 GB di dati.

Il brano è ancora in streaming, con le stesse modalità sopra descritte: in media, dal giorno successivo alla prima messa online, quindi dal 1 novembre, sono collegati in ascolto contemporaneamente – contando entrambe le pagine – circa 300-400 utenti. Qui di seguito i nostri appunti di ascolto. Enjoy?

La nostra registrazione inizia con uno squasso di piatti da fine brano, che apre invece a un intermezzo caratterizzato da un brevissimo arpeggio di chitarra. Dopo neanche due minuti, comincia una lunga sezione (venti minuti circa) ambient-psych, basata su una variante semplificata del primo arpeggio, due sole note, Fa e Re. Come modelli (e soprattutto dal punto di vista timbrico, ma questo lo sapevamo già), siamo in piena improvvisazione psych-prog anni Settanta, Pink Floyd siderali e dintorni. Segue una sezione in odore di King Crimson (le code minimaliste e rarefatte dei brani di In The Court of the Crimson King), tra scampanellii e rapidi tocchi di tastiere, un gioco di specchietti composto da piccole sfuggenti-rinfrangenti cellule musicali. Riparte la batteria, con lo stesso ritmo indolente della sezione Fa-Re, su un pedale stavolta di La bemolle, col risultato che lo scenario risulta decisamente incupito, tutto su toni sinistri e dissonanti, puntellato su crescendo continuamente spezzati, che trovano soluzione dopo qualche minuto, con l'irrobustimento – senza però il raddoppio di tempo che ci si poteva aspettare – della parte di batteria e un addensamento delle trame di chitarra, basso e tastiere. Ecco il crescendo e poi il decrescendo, finalmente, e si apre una lunga sezione (quaranta minuti) senza batteria, dove si sovrappongono screzi, droni, sfrigolamenti vari e parti in reverse (ahia, ce lo aspettavamo prima o poi) fortemente ritmate e scandite. Riprende la batteria e si va avanti sul pedale di La bemolle con questo mantra ambient-psych attraversato da momenti noisy, sognante e galleggiante, eracliteo nel suo ribollire di continui microeventi e nel suo restare sempre identico a se stesso. Segue una lunga (cinquanta minuti circa) sezione basata su uno scuro ma placido gorgeggiare di bolle basso-chitarra-tastiere. Ecco poi la botta di una sezione garage-punk bella e buona (circa quaranta minuti), un baccanale alla Oneida attraversato da effettacci stridenti alla treno deragliato di European Son dei Velvet. Segue una lunga sezione di etereo sinfonismo tastieristico (altri cinquanta minuti) e la nostra registrazione – grazie a dio – si conclude.

Senza stare a sottolineare – vista la natura particolare dell'operazione (leggi lunghezza) – la necessità di alcune delle soluzioni impiegate, e quindi il collagismo della struttura (sì, nella maggior parte dei casi le sezioni ci sono sembrate semplicemente giustapposte, non legate-collegate tra loro) e l'inserimento di molti cliché del caso (parti in reverse, lunghissimi momenti ambient-psych fuffa su un pedale di una o due note), ci saremmo aspettati – ma, ricordiamolo, la nostra registrazione dura soltanto 8 ore, sulle 24 totali – più found voices, musica concreta e momenti di cut up sonoro/musicale vero e proprio.

Concludendo… Si tratta di un progetto raffazzonato? No. Si tratta di un progetto particolarmente studiato e curato? No. All'ascolto, funziona in qualche modo questa 24 house skull song? Da quello che abbiamo intuito, ascoltandone circa un terzo, sì. Funziona benissimo (è un figata)? No. Vale la pena ascoltarlo una volta? Forse. Vale la pena riascoltarlo? No. E' un'operazione divertente? Sì, ma non troppo. E' un'operazione musicalmente interessante (ovvero, innovativa, sperimentale, ecc.)? No. Voto? 5.8(?).

PS: ci sarebbe piaciuto tutto quanto molto di più se avessimo speso 5.000 dollari per ascoltare il trippone di Coyne & Co. venir fuori da un vero teschio umano? Bah…

Tracklist

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