George Duke RIP

E’ morto ieri – 5 agosto – presso il Saint John’s Hospital di Los Angeles, George Duke, classe 1946, leggenda delle tastiere elettriche – ma anche funambolico vocalista – a cavallo tra funk, jazz, jazz rock e fusion.

A partire dalla fine degli anni Sessanta – dopo gli studi in conservatorio e le prime collaborazioni, con l’estroso big band leader Don Ellis e il grande sassofonista hardbop Cannonball Adderley – Duke si è imposto come uno dei nomi più caldi della sperimentazione tastieristica internazionale, al fianco di gente come Frank Zappa (con cui ha collaborato assiduamente dal 1970 al 1975, e specialmente nella faraonica formazione prog-funk testimoniata da dischi come Roxy & Elsewhere, 1974) e della crema della scena jazz/fusion, da sua maestà Miles Davis in persona (Tutu, 1986) fino a Jean-Luc Ponty, Billy Cobham, Airto Moeira Stanley Clarke. 

Duke è stato anche session man di lusso (per Anita Baker, George Clinton e il Michael Jackson di Off the Wall, 1979) e titolare di una carriera solista particolarmente fortunata – grazie ad ammiccamenti disco e club – tra fine anni Settanta e primi anni Ottanta.

I suoi pezzi, sempre animati da una irresistibile vena funky, hanno rappresentato una miniera di sample per i produttori hip hop, dagli A Tribe Called Quest, a Pete Rock, a Ice Cube, fino a Kanye West, MF Doom e all’enciclopedico Madlib, ma anche per i Daft Punk (Digital Love campiona la sua I Love You More),

La moglie di Duke, Corine, era morta il 18 luglio del 2012 e il musicista aveva da poco terminato la produzione di un album a lei dedicato, Dreamweaver (luglio 2013). Ancora ignote le cause precise della morte.

Su Youtube trovate una manciata di bei live integrali, ma noi lo vogliamo ricordare con una delle sue performance – anche vocali – più spottate e memorabili di sempre, ovvero Inca Roads di Zappa (One Size Fits All, 1973), nella storica versione del recentemente ripubblicato special TV A Token of His Extreme.

Tracklist