Harvey Weinstein condannato a 23 anni di prigione

La fatidica sentenza sul caso di Harvey Weinstein è arrivata: il noto produttore hollywodiano è stato condannato a 23 anni di reclusione

La fatidica sentenza sul caso di Harvey Weinstein è arrivata: il noto produttore hollywodiano è stato condannato a 23 anni di reclusione da scontare nella prigione di stato di New York dopo che il giudice della Corte Suprema James Burke lo ha ritenuto colpevole di reato sessuale criminoso di primo grado e stupro di terzo grado. Il processo era iniziato lo scorso 6 gennaio. Prima di emettere la sua sentenza, il giudice ha dichiarato a voce bassa a proposito delle donne che si sono fatte avanti accusando il produttore: «Provo un grande rimorso per tutte voi, ho un grande rimorso per tutte le donne e per questa situazione, che sento profondamente nel mio cuore».

Inoltre, nell’ottobre 2017, durante la nascita del movimento #MeToo, il quotidiano National Enquirer voleva pubblicare la storia secondo la quale Jennifer Aniston aveva confidato a un amico di essere stata molestata sessualmente da Weinstein. Il fatto risaliva al 2005 durante la produzione del film Derailed – Attrazione letale: «Harvey era infatuato di Jennifer – scriveva la fonte vicina all’attrice che aveva contattato il giornale – aveva un’enorme cotta e non faceva altro che parlare di quanto fosse bella». 

La notizia giunse sulla scrivania di Sallie Hofmeister, l’esperta in gestione delle crisi che Weinstein aveva assunto dopo i primissimi articoli scioccanti del New York Times e del New Yorker. Poco dopo, un giornalista del NY Times contattò via mail l’ex Re Mida di Hollywood per avere una dichiarazione in merito; Weinstein rispose via smartphone di «voler morta l’attrice». Un portavoce della Aniston (contattato recentemente da Variety) aveva poi smentito ciò che il National Enquirer voleva pubblicare, dicendo che il produttore non aveva mai molestato o abusato sessualmente dell’attrice.

La mail in questione fa parte di un fascicolo di oltre mille pagine reso pubblico dal tribunale penale di New York. Tra quei documenti ci sono email su email che vedono Weinstein cercare disperatamente aiuto dopo lo scoppio della bomba e l’inizio del #MeToo; tra i contattati, oltre ai capi della Creative Artist Management e ai dirigenti di rete di NBCUniversal, ci sono anche svariati politici e leader miliardari come Michael Bloomberg e Jeff Bezos.

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