Kraftwerk
Kraftwerk, foto dal 3d show (2016)

I Kraftwerk vincono la battaglia legale sui diritti d’autore durata vent’anni

La Corte di Giustizia Europea ha dato ragione ai Kraftwerk, che accusavano Moses Pelham e Martin Haas di aver utilizzato un campione non autorizzato

Lo scorso 29 luglio, dopo vent’anni di battaglia legale, la Corte di Giustizia Europea ha dato ragione ai Kraftwerk nella vicenda che li vedeva coinvolti contro i producer Moses Pelham e Martin Haas, accusati da Ralf Hütter e Florian Schneider-Esleben di aver utilizzato senza permesso un campione di Metall Auf Metall nel brano Nur Mir di Sabrina Setlur, pubblicato nel 1997. La Corte ha emesso il verdetto precisando che «il campionamento di una registrazione sonora, anche una sequenza molto breve, deve essere considerato come una riproduzione dell’opera originale e pertanto necessita dell’autorizzazione dei titolari dei diritti», riporta Billboard. Tuttavia, sempre stando alle motivazioni del Giudice, non si può parlare di riproduzione dell’opera originale nel caso in cui produttore o un artista trasformi il campione «in una forma modificata non riconoscibile all’orecchio».

Detto ciò, essendo il sample in questione molto riconoscibile, sembra difficile che la Corte di Giustizia Federale tedesca, che dovrà dire la sua sulla causa, probabilmente dopo l’estate, ribalti la situazione. In più, La Corte di Giustizia Europea ha riscontrato come la questione “free use” della legge tedesca sul diritto d’autore, invocata da Pelham in sua difesa, sia in contrasto con le leggi europee. Sia Florian Drücke, CEO del gruppo commerciale BVMI, che Gregor Pryor, copresidente del gruppo globale Entertainment and Media, si sono detti soddisfatti della sentenza. Il primo ritiene che la sentenza fornisca un quadro più chiaro sulla questione dei diritti d’autore, mentre il secondo ha parlato di un grande risultato per gli artisti che creano contenuti originali e «un aiuto concreto per chi lotta contro il campionamento non autorizzato».

Non è dello stesso avviso Raffaella De Santis, dello studio legale londinese Harbottle & Lewis, che ha mostrato un certo scetticismo verso la sentenza, che rischia di avere «agghiaccianti effetti» nel mondo della musica: «Non esiste una definizione a livello europeo di cosa sia un “campione ” – dichiara De Santis – e non è chiaro neanche il principio guida sul quale si possa stabilire se un’opera sia stata violata o no. Sappiamo solo che, a meno che non venga modificato in modo da renderlo non identificabile, anche il campionamento di una sequenza molto breve può essere definita illegale».

https://www.youtube.com/watch?v=_KQLxP-UX_Y

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