Per Pete Townshend il rock trainato dalle chitarre è finito. E se lo dice lui che della chitarra è stato uno dei maggiori interpreti, c’è da crederci. Non solo. Il chitarrista e principale compositore degli Who ha anche detto che il rock non è più capace di raccontare gli ultimi e gli emarginati dalla società e che adesso quel ruolo lo svolge la musica hip-hop.
In un’intervista rilasciata al Dallas Morning News, Townshend ha cantato il requiem allo strumento cui ha dedicato la sua carriera, sostenendo che la chitarra ha «letteralmente esaurito tutte le sue possibilità». In sostanza, per il musicista inglese, non c’è più niente da inventare, e per rendersene conto basta farsi un giro sui social: «Se passi un’oretta su Instagram o Youtube scopri tutta questa gente sconosciuta che suona la chitarra come farebbe il grande violinista Yehudi Menuhin col suo strumento. Sono virtuosi al più alto livello. Possono fare a brandelli Eddie Van Halen così come suonare il jazz come John McLaughlin».
Per Townshend, infatti, i social sono uno strumento positivo: «Ultimamente ho scoperto 20 o 30 giovani musicisti che non avrei mai conosciuto senza Instagram, YouTube o BandCamp. Questo è vivere il presente, per me». Ma un rock senza chitarre può esistere? Ha senso? «Alle mie orecchie, anche l’hip-hop è rock: musica della strada, di coloro che non hanno diritti, degli oppressi, dei giovani, dei dimenticati. Tutto ciò di cui mi sono sempre occupato».
Il 22 novembre arriverà nei negozi un nuovo album degli Who, l’omonimo, che giungerà a ben tredici anni di distanza dall’uscita del loro ultimo Endless Wire e per il quale il cantante Roger Daltrey si è sbilanciato al punto da dire: «Penso che abbiamo composto il nostro miglior album dai tempi di Quadrophenia». Trovate ascolto e dettaglio completo nella pagina album dedicata.
