Soundcloud inizierà a pagare artisti ed etichette. E metterà la pubblicità

Soundcloud, il popolare servizio di streaming musicale, inizierà ad includere pubblicità nelle proprie pagine e all'interno degli streaming, oltre a permettere agli artisti e alle etichette discografiche d'ottenere delle royalities.

Stando alle dichiarazioni riassunte da Pitchfork, che cita il New York Times e Billboard, Soundcloud, il popolare servizio di streaming musicale, inizierà presto ad includere alcune pubblicità nelle proprie pagine e all’interno degli streaming, oltre a permettere agli artisti e alle etichette discografiche di ottenere delle royalities. Probabilmente, la mossa successiva sarà l’attivazione di un modello à la Spotify dove i sottoscrittori paganti avranno la possibilità di accedere al servizio senza pubblicità durante l’ascolto.

Non è tutto, alcune etichette stanno negoziando con l’azienda quote azionarie, e questo sia per risparmiare sui costi legali (cause intentate per infrazione di copyright, ad esempio), sia allo scopo di ottenere dividendi diretti dalla sua attività. Soundcloud, del resto, sta finalizzando il servizio On Soundcloud, un’area dove, al livello più alto, alcuni premier member, scelti dallo staff di Soundcloud (e solo, per il momento, da loro) potranno iniziare ad ottenere profitti promuovendo la propria musica e diffondendo la propria pubblicità nel network.

Questa manovra dovrebbe permettere all’azienda di rendersi più appetibile agli investitori, afferma il New York Times. Non a caso Twitter (riportavamo qualche mese fa), interessato in un primo momento al suo acquisto, si era successivamente defilato.

Allo stato attuale gli accordi con le major – Universal, Sony, e Warner – non sono stati ancora formalizzati per via del complesso tema della proprietà del diritto d’autore di molti brani ma “Soundcloud non è un servizio che dipende dalle major“, afferma il business manager di Soundcloud, Jeff Toig, “lavoriamo con loro e con centinaia dei loro artisti tutti i giorni e ci piacerebbe molto averli con noi, eppure abbiamo un ecosistema molto più grande qui e vorremmo rappresentarlo nel modo migliore e più completo possibile“.

 

 

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