Dopo il comunicato ufficiale diffuso nella giornata di ieri, il caso dei Soviet Soviet respinti dagli USA sembra finalmente chiarito. La band di Pesaro avrebbe dovuto iniziare questa settimana il tour americano ma – come riportato – è stata bloccata alla dogana aeroportuale di Seattle, sottoposta ad interrogatori e, dopo una notte passata in cella, obbligata al rimpatrio in Italia: «Ci siamo presentati ai controlli passaporti muniti dell’Esta, della lettera della nostre etichetta americana e l’invito scritto del SXSW di Austin – si legge nella nota – e dopo quasi 4 ore di domande hanno deciso di rimandarci in Italia e di negarci l’entrata negli Stati Uniti nonostante la nostra intenzione non fosse quella di trovare lavoro sul suolo americano».
All’origine della vicenda, dunque, un problema di visto, che anche per i musicisti deve necessariamente essere lavorativo a meno che non si tratti di eventi ad invito, come ad esempio il festival SXSW a cui i Soviet Soviet avrebbero dovuto partecipare: «Sapevamo che se avessimo percepito un compenso avremmo dovuto fare il visto lavorativo, ma non avevamo alcun fee concordato e il concerto alla radio KEXP non era di certo a pagamento», racconta la band. «Il punto è che gli agenti controllori, facendo un rapido check dei concerti, si erano accorti che l’entrata a due di essi era a pagamento e questo fatto bastava per obbligarci a presentarci con i visti da lavoratori invece che con gli Esta».
I Soviet Soviet sono in pieno tour promozionale per il loro ultimo lavoro, Endless, pubblicato all’inizio dello scorso dicembre e di cui potete leggere la recensione a cura di Fernando Rennis. Di seguito il comunicato diffuso dalla band.
Official Statement:We arrived in Seattle on the afternoon of March 8.We made our way to passport control with our…
Posted by SOVIET SOVIET on Friday, March 10, 2017