Streaming e musica. Come sta cambiando l’ascolto musicale e il mercato

Secondo quanto afferma un recente rapporto, la percentuale di consumatori che ascoltano abitualmente musica attraverso i servizi di streaming è crescita fino a toccare il 30% sul totale esaminato.

Secondo quanto afferma “The Streaming Effect: Assessing The Impact Of Streaming Music Behaviour“, un recente rapporto edito da Midia Research pubblicato a fine agosto, la percentuale di consumatori che ascoltano abitualmente musica attraverso i servizi di streaming – quindi da Spotify a Deezer fino a YouTube e Soundcloud – è cresciuta fino a toccare il 30% sul totale esaminato. Inoltre, dato cruciale, il 50% di essi non compra più tanta musica e ben il 23% ha smesso proprio di acquistarne.

Giusto qualche giorno fa, Billboard aveva pubblicato i dati relativi a un calo preoccupante nell’acquisto di album negli Stati Uniti nell’ultima settimana di agosto.

Il rapporto di Midia, inoltre, continua l’analisi con percentuali altrettanto importanti: sempre all’interno del campione dei “nuovi ascoltatori”, solo il 6% paga l’abbonamento del caso (i 9,99 euro o dollari a Spotify, ad esempio) e questa piccola percentuale si risolve nel 90% degli introiti generati dagli streaming in generale, con il restante 10% derivante dagli incassi relativi all’ascolto non a pagamento (pubblicità durante lo streaming e derivati).

Riguardo alle stime per il futuro, la percentuale di mercato occupata dallo streaming è destinata, inesorabilmente, a salire, mentre quella relativa al download a calare. Nel 2019 gli introiti derivati dallo streaming passeranno, sempre citando il rapporto, da 1 miliardo di dollari a 8, arrivando a rappresentare il 70% del mercato complessivo della musica tutta, quindi non solo digitale. Di converso, il download calerà del 39% e le vendite dei CD del 44%.

Sempre a proposito di streaming e download, riportavamo poco tempo fa i dati relativi ai nuovi conteggi della classifiche commissionate da FIMI a GFK, che hanno introdotto i nuovi dati sensibili nella loro formulazione. Una novità che si somma a numeri interessanti per lo streaming italiano forniti proprio da FIMI, che attesta la sua crescita, nel 2013, al 95% e, dunque, un superamento degli introiti derivati dal download.

Secondo quanto afferma, infine,Wired, i dati di Midia sarebbero da corroborare con le percentuali di Danimarca (dove lo streaming rappresenta il 63% del mercato), Messico (crescita del 130%) e Asia (10 milioni di utenti iscritti a KKBOX).

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