Streaming

Studio Alpha Data. L’1% degli artisti ha in mano il 90% degli stream

Da uno studio condotto da Alpha Data emerge che l'1% degli artisti monopolizza il 90% degli stream. Inoltre 90% degli artisti presenti sulle piattaforme dedicate è usufruito dal 0,6% dell'audience. Circa la metà dei musicisti non raggiunge la soglia dei 100 stream audio

Da sempre osannato come veicolo di democratizzazione degli ascolti e panacea per la visibilità delle produzioni underground, lo streaming, in realtà, riproduce, e anzi, amplifica, le dinamiche della vecchia industria discografica. È quanto emerge dai dati raccolti sugli streaming audio e video da Alpha Data – riportata da Rolling Stone USA – tra il 18 gennaio 2019 e il 17 luglio 2020.

Un dato su tutti: l’1% degli artisti monopolizza il 90% degli stream, percentuale che scende leggermente per quanto riguarda le vendite degli album (83%) a fronte di un divario ben diverso quando parliamo di copie fisiche (54%). Sul lato della grande radiofonia, si sa, la democrazia non è mai stata di casa ma fa comunque impressione il dato emerso, il sopracitato 1% si becca il 99,996% dell’airplay.

Restando sullo streaming, il 90% degli artisti presenti sulle piattaforme dedicate è usufruito dal 0,6% dell’audience e circa la metà dei musicisti non raggiunge la soglia dei 100 stream audio. In pratica la percentuale degli artisti che raccoglie a sé la gran parte del pubblico si attesta al 10%.

Il confronto tra supporti fisici e streaming ci dà un’altra informazione molto importante: se la quantità di musica disponibile nei negozi di dischi è ovviamente limitata rispetto alle piattaforme online, che possono contenerne infinitamente di più, l’eccesso di offerta sulle piattaforme stesse diventa controproducente per la tanto promessa visibilità. Lo scorso anno Daniel Ek, CEO di Spotify, ha dichiarato che sulla piattaforma vengono caricate circa 40.000 brani al giorno. Per questo motivo è decisamente complicato per emergenti e indipendenti arrivare agli utenti, se non attraverso società a pagamento specializzate nello spingere i brani nelle playlist. Sull’argomento si è espresso in modo lapidario Jason Grishkoff, CEO di una delle suddette aziende, la SubmitHub: «Qualunque cosa tu faccia, finirai per soccombere. Non invidio gli artisti».

Su SA potete recuperare il commento di Stefano Solventi sulle controverse dichiarazioni di Ek a proposito delle best practice per l’utilizzo delle piattaforme streaming da parte degli artisti.

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