La vera star della terza giornata della 76ª Mostra di Venezia è Kristen Stewart (complice anche l’assenza di Roman Polanski, di cui oggi è stato proiettato l’ultimo lavoro J’accuse – L’ufficiale e la spia), arrivata al Lido per presentare fuori concorso Seberg, film diretto da Benedict Andrews e ispirato alle reali vicende che coinvolsero Jean Seberg alle fine degli anni Sessanta. All’epoca il volto iconico della Nouvelle Vague francese finì nel mirino del programma di sorveglianza illegale dell’FBI intitolato COINTELPRO a causa del suo coinvolgimento politico e sentimentale con l’attivista per i diritti civili Hakim Jamal, diventando così un obiettivo del Bureau da screditare per denunciare il movimento sostenitore del Black Power. «Conoscevo Jean solo per la sequenza di Fino all’ultimo respiro in cui si toccava le labbra, ma non avevo mai compreso realmente la sua determinazione e la storia che si portava dietro», racconta l’attrice alla stampa, «quando un intero sistema le si rivoltò contro e lei scelse di sacrificarsi per le persone che amava. Del suo trascorso condivido quel bisogno, come attori, di essere onesti, e lei lo ha fatto. Voleva trovare una connessione con la gente, si appassionava di questioni umanitarie e per questo si è messa in gioco».
Su uno dei temi del film, ovvero il rapporto complicato tra pubblico e privato, la Stewart sottolinea come di questi tempi la società sia sempre più «polarizzata e generalizzata, e tutto sembra sempre bianco o nero. Personalmente non sono sui social e non mi interessa quel mondo, ma ho comunque conservato una sorta di interazione con il pubblico e mi piace confrontarmi. Non sono impegnata politicamente, ma non nascondo quello che penso… di certo non sono la stessa di qualche anno fa, quando l’attenzione aggressiva dei media e della gente mi faceva sentire oppressa. Ero anche più insicura, mentre oggi mi piace aver preso una posizione, senza difese, perché è una sensazione bellissima».
Ancora, riguardo al film e allo studio del personaggio, l’attrice confessa di essersi concentrata sul modo naturalistico che aveva la Seberg di recitare: «Era presente nel suo tempo, onesta con se stessa e con gli altri, andava in scena perché l’arte tirava fuori qualcosa di geniale in lei. Jean veniva trasportata dai sentimenti che interpretava, e come lei ho avvertito interpretandola il suo stesso desiderio di essere accettata, di essere vista». E il futuro, che per la Stewart coincide con il reboot di Charlie’s Angels (il primo vero grande blockbuster dopo Twilight) e nuove sfide da affrontare con piglio decisamente diverso rispetto al passato: «Sono pronta a qualsiasi cosa, alla popolarità, a passare da un film come Seberg a Charlie’s Angels. Sono orgogliosa delle persone con cui ho lavorato e voglio che il pubblico lo veda. Non mi intimidisce più nulla, e continuerò a scegliermi lavori basandomi sull’istinto».