Recensioni

3.5

L’MC un tempo noto come Titty Boy torna a deliziare gli ascoltatori con un nuovo prodotto a nome 2 Chainz. Based on T.R.U. Story, questo il titolo del nuovo parto, è uno di quei lavori che costringono il recensore a un superlavoro di diplomazia, per evitare di essere troppo superficiale. Diciamo che questo disco rientra in quella categoria di album hip hop che poco o nulla hanno a che fare con quello che un ascoltatore del genere con un minimo di cultura si vorrebbe trovare tra le mani. E questo di per sé non è necessariamente un male, il mondo è bello perché è vario e ci sono tanti generi musicali per tante tipologie differenti di ascoltatore.

Il problema è che questo disco, di una lunghezza spropositata per quello che riesce a dare (in 17 tracce il mal di testa e la voglia di spegnere tutto sono sempre in agguato), viaggia su degli standard bassi tanto nei suoni quanto nel rap. Dando ovviamente per scontato che un prodotto può benissimo essere destinato al mercato mainstream pur rimanendo su dei buoni livelli, bisogna dire che questo non è proprio il caso. Non c’è traccia di un Kid Cudi, o di un Eminem, o di un Jay–Z, in queste canzoni. La qualità dei suoni è impressionantemente vicina alle parodie dei Lonely Island o delle Epic Rap Battles of History (su Youtube è possibile visionare entrambe le cose), e ci si affida in larga parte a un suono standard che risulti il più sintetico possibile, a batterie minacciose, a hi-hat irritanti oltremodo.

Il tenore dei testi ruota attorno ai luoghi comuni che l’ascoltatore di musica rap non abituale potrà ben comprendere (posizioni discutibili riguardo alla figura femminile, turpiloquio diffuso, esaltazione del lusso) e la qualità del rap è incatenata da uno schema quadrato ripetuto all’inverosimile. Non va meglio quando si tratta  di passare il microfono a qualche ospite, essendo i feat affidati a Kanye West (raramente irresistibile come rapper; nella fastidiosissima Birthday Song), Drake e Nicki Minaj, oltre che a un abbondante numero di vocalist più o meno noti.

E’ tutto al limite dell’umorismo involontario, ma è preoccupante la serietà con cui la cosa viene in realtà affrontata. Un album per ascoltatori distratti e non educati, che nulla aggiunge e nulla toglie al lato più mainstream del genere, e ulteriore occasione, come già scritto da me in precedenza, di meravigliarsi di come questo tipo di produzioni riescano a essere di pubblico dominio e addirittura potenziale punto di arrivo per un aspirante MC di oggi.

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