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7.5

In un annata come questa, ricca di uscite discografiche posizionate per naturale vocazione a cavallo tra i tradizionali, predefiniti confini di genere, non può che fare bella mostra di sé un album come I Was Real dei 75 Dollar Bill. Fondato a New York nel 2012, il duo formato da Che Chen alla chitarra e Rick Brown alle percussioni ha già all’attivo una manciata di pubblicazioni autoprodotte o di basso profilo.

L’ultima di queste comunque, l’album Wood/Metal/Plastic Pattern/Rhythm/Rock uscito tre anni fa, ha attirato finalmente l’attenzione di una buona parte della stampa specializzata, aiutando non poco questo loro nuovo lavoro ad acquistare lo slancio necessario per assicurarsi di diritto una posto tra i “casi discografici” degli ultimi sei mesi. Altro fattore decisivo a favorire questo salto di qualità, la pubblicazione su tak:til, sublabel Glitterbeat, etichetta fondata da Chris Eckman, ex Walkabouts, che del crossover geografico, culturale e di genere si è fatta portavoce dalla sua fondazione ad oggi (ma per favore non chiamatela “world music”). Un’intensa attività live del duo ha fatto il resto, rendendo l’interazione tra i due musicisti quasi sovrannaturale, al limite del telepatico. Il risultato è questo eccezionale disco, ed una volta tanto crediamo e diamo del tutto ragione all’hype creatasi attorno. Smussati gli angoli e levigate le ruvidezze che ancora erano presenti nel precedente Wood/Metal/Plastic…, per questa nuova prova discografica i 75 Dollar Bill ampliano il personale a otto elementi con l’inclusione di basso, sassofoni, strumenti ad archi e fonti sonore sintetiche. Il tutto fa da complemento organico ai nove ipnotici brani contenuti.

Incorporate le micro-modulazioni della drone music, l’improvvisazione tipica del jazz, le caratteristiche tonali e melodiche della musica nordafricana ed asiatica e la ripetitività del blues, il duo accompagna senza fretta l’ascoltatore nell’immersione in un flusso sonoro libero da restrizioni temporali e stilistiche. Non necessariamente di presa immediata ad un primo e superficiale ascolto, ed evidentemente non è questa la sua prerogativa (Chen e Brown vengono dall’avanguardia ed è lì che idealmente continuano ad essere posizionati), ma ad ogni modo I Was Real ripaga la pazienza riservatagli con la sua ricchezza di atmosfere e sfumature, dall’iniziale Every Last Coffee or Tea, dagli echi quasi celtici, all’elettrica, viscerale Tetuzi Akiyama, dalla lunga e meditativa title-track alla conclusiva, euforica WZN3. Un album che suona antico, perfino primordiale, a tratti e freschissimo e moderno allo stesso tempo, e che entra a poco a poco sotto la pelle.

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