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7.3

Cosa può mai accadere se un visionario del dream pop come Dustin O'Halloran – la metà mascolina dei Devics, da tempo autore di un apprezzato percorso parallelo solista – e un artefice del miglior post-ambient come Adam Wiltze – del duo texano Stars Of The Lid – decidono di unire gli ineffabili intenti? Qualcosa di non clamoroso, certo, ma denso e intenso a dispetto della dogmatica levità. Sette tracce orchestrali per il debutto omonimo di questo progetto denominato A Winged Victory For The Sullen, sette passi tra le nuvole coltivando angelici turbamenti, palpitazioni tenui e trascendenze paniche.

Archi come il respiro misterioso della natura o il brusio segreto di tutte le albe già state e future, il piano che sgocciola accorata pensosità come un Brian Eno liofilizzato (Requiem for the Static King Part Two), impressionismo e romanticismo sfumati d'astratto (il Debussy bradicardico di Minuet for a Cheap Piano, lo Chopin misterico della splendida A Symphony Pathetique), lo struggimento artico e pastorale degli ultimi Sigur Ròs (Steep Hills of Vicodin Tears), certa delicata narcosi Terry Riley (All Farewells Are Sudden), il tutto sullo sfondo d'un minimalismo imperturbabile e accorato (l'apprensione Eric Satie dell'iniziale We Played Some Open Chords and Rejoiced, For the Earth Had Circled the Sun Yet Another Year).

Questo disco è il tedio sublime che stavamo cercando e non avevamo osato chiedere. Un'ipotesi di retroavanguardia appartata, accattivante in virtù di una raffinatezza mai forbita, fieramente obsoleta. La dedica al mai troppo rimpianto Mark Linkous è il tipico valore aggiunto della faccenda.

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