Recensioni

6.7

A$AP Rocky, balzato agli onori delle cronache nel 2011 grazie al mixtape LIVE.LOVE.A$AP, arriva al suo debut commerciale con tutte le attese di un contratto plurimilionario con la RCA e un anno fatto di rinvii e posticipazioni.

Il 2012 del rapper di Harlem NY è stato caratterizzato dall’uscita di un singolo, Goldie, e dall’esordio/pasticcio del suo collettivo A$AP Mob con Lord$ Never Worry, crew della quale Rocky è leader ma che, al contrario degli attivissimi Odd Future, non ha pubblicazioni all’attivo di alcuno dei suoi membri, a parte Rocky stesso. E le similitudini con il collettivo guidato da Tyler, The Creator si esauriscono proprio qui, sono anzi le differenze ad essere più evidenti. A$AP non è di certo un punk o un outsider come Tyler, rappresenta piuttosto tutto quello che di tendy e hipster è finito nel frullatore hip-hop dell’era post-My Dark Beautiful Twisted Fantasy, che incanala le tendenze internettiane 2.0 e le convoglia nel nuovo network dell’East Coast moderna.

Nell’hip hop di Rocky passa infatti l’eredità Harlem di Big L e Mase, ma anche la versatilità e l’intelligenza di scegliere il proprio campo di gioco. A$AP se la cava e riesce a stagliarsi tra la fitta folla di feat. e la produzione expensive, che include Hit-Boy, Clams Casino, Danger Mouse, T-Minus, passando indenne anche per esperimenti pericolosi quali il feat con Skrillex Wild For The Night.

Quello di A$AP è un hip hop maleducato e sfrontato il cui mantra è Pussy, Money, Weed (All I Really Need), portato avanti con un flow rilassato dall’erba e swagger elevato all’ennesima potenza: “My whip white but my top black / And my bitch white but my cock black“, Rocky non è un asso della scrittura ma possiede un wordplay pieno di iperboli West-iane: “Niggas talk shit ‘til they get lockjaw/Chrome to ya dome ‘til you get glockjaw“.

Il boom bap dell’East Coast si mischia a chopped & screwed beats e stranezze elettroniche varie, come appunto la brostep di Skrillex, i sampling ad opera del solito bravissimo Clams Casino, le ruvidezze southern di F***in’ Problems, con ospiti il ‘solito’ 2Chainz, ma anche Drake e Kendrick Lamar (scelta quest’ultima un po’ in contrasto con lo stile del pezzo, il rapper di Compton si rivela infatti l’anello più debole). Lamar ricompare poi anche nell’ottima 1 Train, lunga traccia a cui segue una ancora più lunga lista di credits, da Danny Brown a Big K.R.I.T, passando per Joey Bada$s e Yelawolf, praticamente tutti i nomi caldi dell’hip hop degli ultimi anni.

Rocky fa da piattaforma ai nuovi trend e se ne appropria con disinvoltura, riuscendo in gran parte e steccando qua e là, soprattutto quando prova a cantare negli hook di Phoenix e dell‘opening track in cui finisce con l’attraversare territori non suoi. Quello che esce fuori è comunque un buon prodotto, in parte scostante ma che sa intrattenere, se il pubblico è quello giusto.

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