Recensioni

6.8

Un mondo a sé stante, questo esordio ufficiale di Above The Tree (prima, solo un’autoproduzione, Blue Revenge, del 2008). Sunto efficace di folk, blues, psichedelia, elettronica minimale, caratterizzato da una notevole creatività. Che come nella migliore tradizione delle opere sul genere, vanta un carattere quasi “indecifrabile”, pur nell’ottica di un sentire che rimane coerente con le proprie aspirazioni. C’è spazio per tutto e di più nelle quindici tracce del disco. Dalle arie folkeggianti di Bunny In Love – vicine a certe cadenze dei Blake/e/e/e – ai Jennifer Gentle notturni di Gli oggetti, dai tentativi di folktronica di Hallo Winter al blues espanso di Go Home. Tanto che ci si resta quasi male quando allo scoccare del trentottesimo minuto si arriva a fine programma.

Ma è forse questa la virtù maggiore del progetto solista di Marco Bernacchia: trasformare un home-recording come ce ne sono tante in un dialogo serrato ma al tempo stesso misurato, descrittivo e dalla notevole varietà espressiva. Nascondendo dietro ai cambi d’umore propri di un’estetica indie ormai diffusa, una visione solida della propria arte.

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