• Feb
    04
    2014

Album

Rude Records

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Negli anni Settanta lo avremmo chiamato supergruppo, ora il termine sembra quantomeno desueto (se non proprio ingenuo). Resta il fatto che gli Adam Carpet sono una sorta di progetto trasversale in cui suonano personaggi ben noti alle cronache musicali nazionali (ma in special modo lombarde), ovvero Diego Galeri (Timoria, Miura), Alessandro Deidda (Le Vibrazioni, I cosi), Edoardo Barbosa, Giovanni Calella (Kalweit And The Spokes) e Silvia Ottanà. Trasversale la line up della band, almeno quanto lo sono i suoni: quelli contenuti nel disco d’esordio della formazione milanese – uscito in digitale un anno fa e stampato ora in CD, con l’aggiunta di due bonus track – riescono a sintetizzare un post rock piuttosto fisico, sommato a wave, electro e qualche ambiente vagamente pinkfloydiano. Il tutto ottenuto con due batterie, due bassi elettrici, chitarra, synth e un attenzione maniacale per il suono.

Sembra di ascoltare dei Calibro 35 trasposti sul dancefloor, non fosse che i sincopati della band di Gabrielli e soci e l’alone hard boiled che si portano dietro, qui diventano una compartimentazione stagna di suoni strumentali calcolati al millesimo, “macchinici” e da un certo punto di vista anche più freddi. Il che non significa scadenti, sia ben chiaro, anche perché i musicisti sanno quel che fanno e riescono a dar vita a una progressione di ascolto omogenea, razionale, ma non per questo prevedibile.

Tra suoni onirici e breakbeat imbastardito (I Pusinanti), rimandi a certo prog à la Pineda (Carpet), cinematicità da soundtrack (Baby Yar), chitarre slide e bassi psichedelici (Cowgirl In The Shower) e certe svisate no wave (Jazz Hammerhead), gli Adam Carpet costruiscono un’impalcatura sonora avvincente e tarata sui concerti. Nonostante l’ubriacatura di stili, quello che convince è soprattutto la capacita del gruppo di ordinare sistematicamente i contributi strumentali in un flusso comprensibile, energico e dettagliato. 

22 Febbraio 2014
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