Recensioni

6.4

Quando nel 2014 gli Adult Jazz si svelarono al mondo con il loro album di debutto Gist Is, su queste pagine restammo sorpresi dalla loro maturità artistica («è proprio questo equilibrio, che si nasconde sotto a tonnellate di voli pindarici musicali, a rendere Gist Is uno di quei rari debutti in grado già di sorprendere per maturità» ). La capacità del quartetto di Leeds nel riuscire a modellare con estrema meticolosità e attenzione frammenti di suoni ora minimali, ora straripanti, insieme a quello stile kindly, avrebbe potuto creare tutte le condizioni affinché se ne parlasse con la dovuta attenzione. Invece Gist Is non riuscì a farsi abbastanza spazio (un po’ per la poca attenzione mediatica riservatagli, un po’ per la volontà della band di mantenere un basso profilo) e così i quattro (Harry Burgess, Tom Howe, Tim Slater e Steven Wells) finirono ai margini di una scena sulla quale qualche anno prima si erano avventati gruppi come Wild Beasts, Alt-J e Future Islands.

Non che la band di Leeds si sia mai curata particolarmente del successo. Sin dagli albori, infatti, alla base del progetto vi è sempre stata una visione delle cose e un’attitudine ben lontana dalle logiche commerciali. Lo dimostrano la fedeltà ad alcune etichette indipendenti (Spare Thought e Tri Angle) e la pubblicazione di una nuova raccolta di inediti presentata come album, ma che a ben vedere assume più la forma di un anomalo EP. Earrings Off!, questo il titolo, è composto infatti da soli sette brani – tre dei quali interludi strumentali, ovvero (cry for time off), (cry for coherence) e (cry for home) – addensati in 25 minuti. Un ascolto fugace, ma non per questo futile. Anzi, tutto il contrario.

In Earrings Off! non vi è traccia di brani e soluzioni semplici. A prevalere è invece la cripticità (vedi i sopracitati interludi), studiata e voluta, di un suono che va modellandosi di ascolto in ascolto. Così come fu per l’opera prima, anche qui si trovano tracce di Dirty Projectors, Talking Heads e Vampire Weekend (Eggshell), ma le varie influenze stilistiche restano sempre abbastanza sfumate e confuse. Anche perché agli Adult Jazz piace mischiare le carte in tavola giocando con melodie improbabili (disegnate dalla camaleontica voce di Burgess) e tante piccole particelle sonore – da quelle tribali della title track, passando per i fiati iniziali di Pumped From Above  (in cui le trovate sperimentali a tratti si fanno tediose alle orecchie di chi ascolta), fino alla centrifuga di frammenti vocali di Ooh Ah Eh – che se isolate apparirebbero assolutamente prive di senso. E invece, la bravura degli Adult Jazz, è proprio quella di mettere a fuoco le sperimentazioni sonore e di saperne tirare fuori piccoli affreschi ben amalgamati. Per questo il “mini” Earrings Off! non può che lasciarci con un’ulteriore speranza legata al futuro del combo di Leeds.

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