Recensioni

Nati ad inizio anni '70 come band di culto all'ombra dei giganti del rock (dai Led Zeppelin ai Rolling Stones), gli Aerosmith riuscirono a lasciare una traccia importante (Toys In The Attic e Rocks) appena prima dell'arrivo dello spazzino chiamato punk. Letteralmente a pezzi e autori di prove indecorose nella prima metà degli anni '80, Steven Tyler e compagni (all'epoca i chitarristi Perry e Whitford abbandonarono la causa per qualche anno) tornarono sulla cresta dell'onda, aggrappandosi alle spalle dell'esplosione glam/hair (e di MTV), con gli album Permanent Vacation e Pump, prima tuffarsi nei '90 con ballate strappalacrime di successo (Amazing, Cryin' e poi I Don't Want to Miss a Thing).
Anni zero praticamente nulli, tanto che l'ultimo album vero e proprio (il dimenticabilissimo Just Push Play) risale addirittura ad undici anni fa, seguito poi da problemi di varia natura, cover e uscite minori. Si ripresenano nel 2012 con Music from Another Dimension!, album che sulla carte avrebbe dovuto rappresentare il grande comeback sulla scena mondiale.
Purtroppo per loro, partendo dall'artwork old-style (e decisamente primi-883), è chiaro fin da subito che gli Aerosmith non riescono a bissare quanto fatto dagli AC/DC qualche anno fa: la riproposizione, quasi caricaturale, di se stessi è la medesima, ma manca il tiro giusto… e non solo.
L'album infatti si apre con LUV XXX, introdotta da un discorso da datato sci-fi movie è il classico riff-orama hard bello ritmato con chorus che rimanda a Love In a Elevator, Steven però appare distante e fiacco, protagonista – un po' come su tutto il disco – di una ricercata energia ormai persa (si pensi all'ultimo Kiedis).
Rock-blues tamarro (tra Stones e AC/DC) come Oh Yeah o la decente Legendary Chid (ad un certo punto è impossibile non pensare a Sweet Emotion), aperture corali insensate (Beautiful, dove Tyler insegue Matthews Shadows degli Avenged Sevenfold), autocitazionismi vari (le chitarre+fiati di Out Go The Lights) e tentativi speed che non vanno da nessuna parte (Street Jesus)
Poi ci sono loro, ovviamente, le cheesy-ballads languide da rimorchio: la semiacustica Tell Me, We All Fall Down, la pacchianissima (telefilm anni '90 dietro l'angolo) What Could Have Been Love? e il disastro annunciato di Can't Stop Loving You, un pezzo alla ultimo Kid Rock in compagnia dell'ex-reginetta del country-pop Carrie Underwood, negli anni soppiantata da Taylor Swift. Chiude Another Last Goodbye (co-scritta da Desmond Child, storico filo conduttore tra Aerosmith e Bon Jovi).
Considerando il livello di Music from Another Dimension! speriamo sia davvero un sincero "last goodbye": gli Aerosmith del 2012 hanno tutti i sintomi di una ispirazione che non c'è e di un attaccamento maniacale a certi stereotipi (loro, in primis) legati inevitabilmente al passato e forzatamente riproposti fino allo sfinimento (l'album, tra le altre cose, è fin troppo lungo) nel segno dell'obsolescenza.
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