Recensioni

7.2

Rapper, produttore, paladino di punta della Def Jux. L’ultimo Impossibile Kid era veramente un bel disco. Biglietto da visita importante per Aesop Rock insomma, uno di quei nomi per cui ci sta spendere il tag di underground hip hop senza risultare pretenziosi.  Spirit World Field Guide segna un ritorno che è ancora una volta ottimo, seppur con qualche riserva. Il concept sciamanico alla base è qualcosa vagamente à la Kids See Ghosts ma più figo, sul mondo spirituale che abita negli animali e altre fascinazioni new age. Tematicamente il disco starebbe bene come soundtrack per i visuals che proiettano sugli schermi in fila alle montagne russe “Shaman” di Gardaland insomma. I punti di forza di Aesop sono sempre quelli e li conosciamo: produttivamente è geniale, e riesce ad essere sia molto accessibile che mai scontato; la penna è acuta e profonda, capace di virtuosismi senza risultare ermetica. Insomma, nel mondo hip hop e non solo la sua musica è sempre stata uno dei migliori compromessi tra spessore e potabilità (e lo intendiamo unicamente come un pregio). Questo nuovo lavoro non fa eccezione, e nonostante qualche inciampo si infila a pieno titolo tra le uscite migliori dell’anno. 

Le riserve, dicevamo. Anzitutto paga una scelta di singoli abbastanza incomprensibile – vedi Pizza Alley, non un brutto brano ma sicuramente tra i più anonimi a disposizione – avendo a disposizione panzer di ascendenze beastieboysiane come Gauze, dove AR sfoggia un flow serratissimo e in forma smagliante e un bello schiaffo ti arriva. Comunque, la carne al fuoco, speziata e gustosissima, non manca certo. Gli episodi migliori arrivano con Boot Soup, che ritmicamente è davvero interessante e sarebbe potuta anche stare discretamente bene nella scaletta di In Rainbows (sì, quello dei Radiohead), Coveralls (con delle rime più bragga molto complesse) e soprattutto Jumping Coffin, singolazzo da club che sembra prodotta dal miglior Timbaland di sempre. Poi si slalomeggia tra le cose più disparate, da momenti in cui sembra campionare qualche vecchio videogioco arcade (The Gates), oppure risfodera le consuete schitarrate di retaggi hard rock (Button Masher). 

Tutto bello se non bellissimo, ma il disco dura 21 pezzi, che non sono mica pochi. Quindi a un certo punto viene da chiedersi dove si stia andando. La risposta, legittima, è proprio da nessuna parte. Aesop Rock si fa il suo viaggio impregnato di spiritismo animale e arrivato sul posto ci sguazza alla grande, esplorandolo fino in fondo. Non sente l’esigenza di dover per forza arrivare a dimostrare una qualche tesi di fondo. La seconda metà è dunque un po’ stagnante, nonostante non manchino episodi notevoli: le linee di basso di Salt e Marble Cake, l’autistico funk androide di Attaboy, le incursioni in territori boh, dark-funk-ambient (?) di Fixed and Dilated. Quindi il tutto può anche sembrare fine a sé stesso ma ragazzi, ad averne. Se vi mancano Company FlowClouddead e tutta quella fettazza di alt-hip hop bastardo, saziatevi.

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