• Mag
    17
    2013

Album

Italians Do It Better

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Il primo After Dark usciva nell’agosto del 2007 ma, per moltissimi e alla meglio, è rimasto un segreto celato fino ad almeno quattro anni dopo. Ci sono infatti voluti il Themes For An Imaginary Film targato Symmetry (2011, vociferato d’essere la “lost soundtrack” di Drive), il Kill For Love dei Chromatics (2012) e il conseguente, indotto ripescaggio di massa per generalizzare l’evidenza: la compilation di Italians Do It Better aveva precorso l’avvento di quel nuovo filone d’elettronica fatta a pop che ha seguito a ruota la OST del sopracitato film cult con Ryan Gosling (e che vedeva coinvolti, non a caso, proprio Chromatics e Desire).

Un elettropop, dunque, permeato di nostalgia per gli 80s, che fonde l’italo-disco con cinematiche synth notturne, metropolitane ed immensamente romantiche, che scintilla, si accende in miccia, mai esplode. Un elettropop che, dal canto suo, la label americana da sempre griffa per dilatazione (After Dark e Kill For Love duravano entrambi un’ora e venti, Themes For… addirittura due ore e quaranta), oltre che con allusioni wave e post-punk, cantato prevalentemente al femminile (ma sempre emotivamente distaccato) e firma trasversale dei sintetizzatori – “stabbati”, arpeggiati, spiraliformi – del “capoccia” Johnny Jewel. Un elettropop che, visti anche i successi casalinghi degli ultimi diciotto mesi, trova ora tempi maturi per erigersi definitivamente a manifesto di un’era (ancora in corso).

After Dark 2, naturalmente, supera in tutto e per tutto il predecessore. Il roster dell’etichetta – qui al gran completo – non è mai risultato tanto efficace nell’amalgamarsi ad unica entità, pur senza rinunciare ai tratti distintivi dei singoli. L’estetica IDIB, del resto, si è così raffinata negli anni da far sparire l’effetto label sampler del primo volume a favore di un lavoro che possiede piena dignità d’album tout court.

Fanno ovviamente da padroni – con rispettivamente tre e quattro pezzi – Chromatics (Cherry e Looking For Love sono già classici di repertorio) eGlass Candy (l’euforia da hippie in tutina da aerobica della Ida No di Warm In The Winter è il migliore degli inviti ad abbandonarsi all’ascolto), ma le lodi si sprecano anche per gli “act minori”. Si va dalle sempre fascinose strumentali di Symmetry e Mike Simonetti (Heart Of DarknessThe Magician) all’appropriazione e riuscitissima trasfigurazione del glo-fi ad opera dei Desire (Tears From Heaven), dalla piano-house che ammicca a Bowie dei Twisted Wires (Half Lives) all’evocativo spoken su droni di Farah (Into Eternity) fino al tocco french degli ex-Kitsuné Appaloosa (Fill The Blanks) e al numero a firma Mirage (Let’s Kiss), col Johnny Jewel solista a brandire forte il vocoder.

È proprio in quest’ultima occasione che After Dark 2 va persino oltre lo status comunque “compendiale” e trova ulteriore ruolo attivo nel panorama musicale dell’annata in corso: quello di alternativa “indie” al Random Access Memories dei Daft Punk. Un’alternativa – quantomeno per chi scrive – migliore.

12 Giugno 2013
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