Recensioni

7.1

Ambizioso album di esordio per Arnaldo Santoro con il suo progetto Ainé. Generation One si articola in oltre 50 minuti di musica, con una struttura ben delineata e rigidamente bipartita in una prima sezione in lingua italiana e una seconda in inglese. Che il ragazzo abbia avuto trascorsi oltreoceano è subito evidente, ma la sensibilità che permea l’intero album è tipicamente tricolore: nu-soul, r&b, anche tanto hip hop, siamo insomma al crocevia tra radici necessariamente black e un’atmosfera che rimane però elegantemente “bianca”; “White blues” da sera quindi, raffinato e caldo al contempo, con lo sguardo rivolto – con ammirazione ma senza deferenza – a precedenti nazionali illustri e già ben affermati come Neffa e Ghemon.

Flow rilassato e stiloso il giusto, beat morbidi ed educati ma senza rinunciare a un groove tiepido e posato, ballabile ma senza scomporsi. Tra patterns ritmici più spezzettati (l’iniziale Dimmi Se Puoi) e dolci ballate romantiche ma che riescono a risultare stucchevoli (Nascosto nel Buio, Be My One con i suoi eleganti inserti pianistici e un gilmouriano solo finale), fanno capolino anche qualche accennato e vago ammiccamento wonky (Cause You Are) e calzanti rimasugli funk (Leave Me Alone). Le melodie, per quanto non eclatanti, ci sono, e al generale buongusto si accompagna la netta sensazione che il Nostro abbia le idee ben chiare in merito a dove e come muoversi. Un debutto che, seppur peccando un poco in termini di eccessiva durata, non presenta affatto gli acerbi tratti preventivabili in un’opera prima, rivelandosi anzi garbato ma deciso, tradizionale ma assolutamente attuale.

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