• feb
    01
    2012

Album
Air

Virgin

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Air: ovvero moda del revival. Come da sempre. Ora con Méliès e i viaggi lunari, già usati  da altri rocker (tra gli altri Billy Corgan e i Queen), si ritorna alla colonna sonora. Un doppio sogno. Cioé di nuovo la ripetizione del vecchio (la strumentazione e i cliché compositivi), un topos che ha raggiunto buone vette nella carriera del duo francese (hanno già infatti collaborato alle colonne sonore di numerosi film della Coppola e alla sonorizazione del libro di Baricco City). Se proprio vogliamo potremmo definirla una retrofilia al cubo, l'operazione sonorizza infatti un film/proto-cartone animato di inizio secolo a sua vola restaurato. Benoit e Nicolas vanno a dire qualcosa su un testo già remixato, remix del remix, operazione post-moderna e meta-musicale che nel contesto delle nostre riflessioni socio-musicali cade a fagiolo (vedi l'ovvio riferimento ancora una volta a Reynolds e la Méliès-mania riportata in auge anche dalle undici candidature all'oscar di Hugo Cabret di Scorsese). 

Il disco non si fa guardare solo dal punto di vista modaiolo, bensì anche da quello della domanda di mercato. Chi lo potrà comprare? Gente con i brufoli e con i catenoni? No. Gente che va al rave dei Crookers? Nemmeno. L'unico potenziale acquirente è l'over trenta che ha già vissuto l'eccesso e che oggi si siede comodo sulla poltrona a guardarsi il DVD ossequiosamente originale (il torrent è roba da poveri) con la colonna sonora dei due superfighetti parigini. Come non ricordare poi che anche gli amici Daft l'anno scorso si sono cimentati con la colonna sonora di un altro remake (in quel caso l'ottantissimo Tron)? 

Non sembra proprio più necessario guardare avanti, anzi più indietro ti spingi meglio è. A quando una rivisitazione di Palestrina o della musica antica da parte di David Guetta? Previsioni a parte, il sapore di questa – come di altre – operazione è già inserito in una 'scena' retromaniaca (vedi lo start dei Justice qualche mese fa) che nei tastieroni analogici e in un sicurissimo scheletro rock-pop ha da sempre accompagnato il viaggio del duo. C'è qualcosa in più rispetto al solito suono pulito, che da quel capolavoro di Moon Safari non si rinnova più di tanto?

Le ragnatele sono difficili da togliere, ma i featuring di Victoria Legrand dei Beach House (Who Am I Now?) e delle Au Revoir Simone (Seven Stars) danno un po' di pepe a una colata di velluti, occhiali a montatura spessa socialista, maglioncini con le toppe, e altro paraphernalia hipster d'obbligo. Guarda caso il film-con-colonna-sonora era pronto proprio per il Sundance Film Festival dello scorso 2011. Questo mood a dirla tutta non guasta, ma in un certo modo tende a oscurare il risultato sonoro. Nicolas Godin e Jean-Benoit Dunckel sono bravi sì, tecnica allo stato puro nei trentun minuti di queste undici tracce (qualcosa di molto buono si sente nel ronzìo Seventies di Sonic Armada o nella ballad con svisate impro di Lava) ma quello che hanno già fatto non torna più. Che è come dire che il thrill dell'emozione del rock sta da un'altra parte. Feeling di plastica il loro. Sempre più blindati nella loro immagine virtuale che si specchia infinite volte su se stessa. 

5 Febbraio 2012
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Air

Le Voyage Dans La Lune

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