Recensioni

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Altro anniversario importante questo di Moon Safari, legato da invisibili fili transoceanici al quasi coetaneo e recentemente omaggiato Odelay. Sappiamo che di lì a poco gli eventi porteranno le rispettive intelligenze fautrici a toccarsi, producendo risultati discutibili nel bene e nel male. Ma non è il caso di parlarne qui. Qui stiamo festeggiando quel bravo ragazzino decenne cui molto dobbiamo, nel bene e nel male, fate un po’ voi. Certo è che per il sottoscritto questo straordinario debut album ancor oggi rappresenta in egual misura motivi di cruccio e godimento. Perché indubbiamente rinvieni nei dieci pezzi della tracklist originale – che trovate riprodotta nel primo dischetto di questa deluxe edition – un cliché insuperato per tutta la soulpoptronicadelia udita di lì in avanti, più o meno groovy o sierosa, vintagicamente down-tempo e chill-out, tuttavia l’incanto potente dei primi EP firmati Godin e Dunckel era qualcos’altro, una nostalgia meno addomesticata, l’odore ipnotico e insidioso dei circuiti surriscaldati, un addentrarsi quasi sprezzante nell’ossessione rétro fatta di vibrazioni corpose tendenti alla gassificazione con conseguente rilascio di pura energia psych. “Missione” che prevedeva un’apertura stilistica ben più aspra e impura di quanto Moon Safari – con la sua plastica edulcorazione – non testimoni.

Ecco allora che il principale merito di questa lussuosa edizione è rammentarci come gli Air di fine millennio fossero ben più di quanto catturato – giustamente o ingiustamente – nel lavoro d’esordio. Ce lo dice da par suo il docufilm Eating, Sleeping, Waiting & Playing contenuto nel DVD, un’ora girata da Mike Mills – regista dei loro giustamente celebri clip – al seguito del primo tour, sorta di dietro le quinte in bianco e nero che compie giri talora un po’ dispersivi ma pur sempre concentrici tra pubblico e musicisti, confrontando delusioni, eccitazione, aspettative, sorprese, disincanto, soprattutto la determinazione blasé con cui i due francesi tengono botta e mordono il calcagno dell’energia, ben più sbrigliata e ruvidella e cazzona di quanto appunto Moon Safari non lasciasse intuire.

E ce lo dicono le ulteriori dieci tracce contenute nel secondo dischetto, aperto – poteva essere altrimenti? – da una Remember tutta celluloide e archi riarrangiata dal compositore inglese David Whitaker. Vi troviamo poi tre live efferati consumati alla BBC, una Sexy Boy tutta singulti plastici e basso pastoso, una turgida ed estatica J’ai Dormi Sous L’Eau e una Kelly Watch The Stars che spara il vocoder in una travolgente centrifuga punk’n’roll, tanto per sgranare la melagrana e spremere il succo più aspro tanto per sferzare gli accoliti live. Altre due testimonianze radiofoniche – si tratta stavolta della benemerita KCRW – scompigliano ancor più il campo, portando in dote l’inedita Trente Millions D’amis, strumentale che fa giochicchiare chitarrina ruvida e moog acidulo –  tipo una Sympathy For The Devil strapazzata dal piglio gioviale e inverecondo di Perrey and Kingsley – e soprattutto una You Make It Easy assediata da straniante coltre wave-dark(!).
Di quest’ultima c’imbattiamo inoltre in una versione demo intitolata Bossa 96, titolo ben spiegato dal dinoccolato languore di trombone, campanellini, armonica e pianola. Altro demo in programma riguarda la cara Kelly che guarda le stelle però con passo circospetto nella caligine d’un sogno brumoso, più o meno l’esatto contrario dell’iperfunky allestito dalla Kelly nella versione degli inglesi Moog Cookbook, cosmici e caciaroni con un certo suo gusto rigoroso però, più beckiana se vogliamo del Sexy Boy remixato da Mr. Hansen stesso nella versione Sex Kino, che chiude la scaletta spandendo spore di farraginosa inquietudine nineties.
C’è da dire insomma che l’impatto dell’asteroide Air sulla molle superficie sonica di quel fine millennio provocò onde eclatanti ed altre sotterranee dal passo più lungo, quest’ultime giammai troppo en vogue eppure sempiterne perché rivolte ad una categoria emotiva inestinguibile, fatta di sogni innescati da suoni che anelano – ipotizzandoli – futuri davvero fantasiosi.

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