• mag
    11
    2018

Album

Houndstooth

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La meditazione e gli studi sofistici hanno trasformato in maniera prepotente il mondo di Aïsha Devi. Agli inizi degli anni ‘10 l’artista svizzero-nepalese incideva per la Border Community di James Holden con il suo moniker Kate Wax, ma la disconnessione dal progetto e l’insoddisfazione profonda dovuta ad alcuni traumi personali mai risolti la portò ad affrontare un lungo periodo di scoperta della meditazione e di studio della psicologia, delle filosofie orientali e delle filosofie più antiche come l’alchimia, la metafisica e l’ermetismo. Durante un suo viaggio nel deserto alla scoperta delle sue origini, un’esperienza profonda la portò finalmente a gettare la maschera e ad affrontare il mondo col suo vero volto, non più quello di Kate Wax ma bensì quello anagrafico di Aïsha Devi.

Da tempo non fa mistero di voler provare a riscrivere le regole del clubbing, per avvicinarle alla sua idea di musica elettronica come mezzo perfetto per facilitare la trascendenza nel mondo moderno, esigenza portata avanti con la sua creatura Dance Noir, l’etichetta discografica che ha co-fondato nel 2013. Stiamo quindi parlando di un’artista che preferisce destrutturare la forma canzone anziché aderirvi, al pari dei sui contemporanei Holly Herndon, Arca e Fatima Al Qadiri. La sua visione è ben rappresentata dal suo live set alla Boiler Room in occasione del Blade Runner 2049 special, uno degli episodi più stranianti nella storia del format, con la sua videografica distopica che ci mostra un non-futuro in cui il pubblico vorrebbe la sua “dose” di clubbing, ma si ritrova invece a seguire lo sciamano nel suo canto e nei suoi ritmi ancestrali, che portano i corpi a vibrare e danzare, distaccati dalle regole che erano preparati ad affrontare. La complessità però è anche semplicità, che si riassume in un mantra ripetuto più volte al termine del live: «We are one», perché la sua è una musica deliberatamente curativa e, come ha dichiarato tempo fa, «la coscienza collettiva è la chiave della felicità».

Questo live set anticipa alcuni dei contenuti del suo secondo album DNA Feelings, dopo l’esordio di Of Matter And Spirit, criticato nella nostra recensione come un lavoro in cui ci «sono tracce sfuse e non un album vero e proprio». Gli ingredienti in questo secondo album sono gli stessi ma l’alchimista ha rispettato la sua natura e questa volta, nel tentativo perpetuo di arrivare alla perfezione, li ha mescolati nel giusto modo per arrivare alla trasmutazione della materia sonora. Dal punto di vista sonoro vengono abbandonate le reminiscenze industrial e “punk”, per abbracciare le sonorità e le destrutturazioni utilizzate dai suoi contemporanei più conosciuti in questa seconda parte del decennio. I droni utilizzati e la ricerca continua delle frequenze binaurali lo rendendolo molto più riconoscibile rispetto al suo precedente, togliendo quella patina di esotico e talvolta “grezzo”.

Ma la vera sperimentazione in questo album è legata alla performance vocale, che non da mai l‘impressione di voler essere un esercizio stilistico fine a se stesso, ma appare sempre funzionale all’equilibrio della composizione. Il continuo cambio di forma, talvolta con l’uso di vocoder e pitch shifting, il contrasto tra i momenti più dolci e le litanie che fanno vibrare la voce come un chackra, come in Dislocation of the Alpha, dove si trasfigura nel canto dello sciamano che completa il suo rituale. In Inner State of Alchyemy la voce diventa un canto ascetico che rimanda alle esplorazioni vocali di Lisa Gerrard dei migliori Dead Can Dance trasportati in un futuro cyberpunk, le escursioni vocali sui synth apocalittici di Light Luxury sono drammatiche ed inquietanti, ma può anche diventare la voce narrante di un viaggio multidimensionale come in Hyperlands.

In definitiva, DNA Feelings è un lavoro finalmente omogeneo che rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso artistico di Aïsha Devi. La strada è tracciata ed è fatta di una musica in cui l’elettronica è al servizio dell’artista, dove la tecnologia è un surplus e non il mezzo (o, ancora peggio, il fine) e dove vengono riportate al centro le persone, la loro umanità e la loro connessione col mondo e con le emozioni più ancestrali. Usando le parole di Aisha, «voglio uscire da questa visione del mondo, del mondo materialistico, ed entrare in una nuova dimensione». E la musica, la sua musica, è nelle sue intenzioni il mezzo per questo ingresso.

1 giugno 2018
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