• Gen
    22
    2013

Album

Drag City

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Dopo la bella prova in compagnia di Mairi Morrison nel disco voluto dal Centre for Contemporary Arts di Glasgow, Alasdair Roberts riprende il suo prolifico percorso personale. In realtà questo nuovo album è intestato a un non meglio precisato nugolo di “& Friends” che prestano i propri talenti musicali al lead singer nella migliore tradizione del folk scozzese. Urstan era un disco che si basava molto sui traditional, sull’uso della lingua scozzese seppur trasfigurando il tutto in una moderna interpretazione del folk che prende a prestito jazz, latin e altri umori. A Wonder Working Stone, al contrario, è più ortodosso ed epico, basato sulla voce al centro del racconto, sui violini che sottolineano i cieli scuri del nord, atmosfere da mare in burrasca: è chiaro che Roberts vuole essere ricordato come uno, il più recente, degli anelli di una storia che vive oltre il presente, in un passato glorioso e un futuro che è a portata di mano.

Musicalmente siamo sempre in un intrico di rimandi tra Fairport Convention, Pentangle e quel Will Oldham che non troppo tempo fa è andato anche lui in Scozia per registrare The Marble Downs con i Trembling Bells: come a dire che lì c’è una delle fonti eterne di qualsiasi folk music. Lasciatevi allora trasportare dai flauti e dal ritmo da taverna di The Wheels of the World / Conundrum, dai racconti in capitoli dei medley Song Composed in December / The Bluebell Polka / Rap Y Clychau GlâsScandal and Trance / We Shall Walk Through the Streets of the City: brani lunghi una notte di whiskey e birra, con il pathos del canto comunitario. O fatevi conquistare da ballads (The Laverock in Blackthrone, The Brother Seed sostenuta da un organo tombale) che frustano le guance come il vento delle Highlands in quello che tra i dischi a suo nome è sicuramente il più solido di Roberts.

Alasdair riesce a scrivere oggi canzoni che sembrano scritte mille anni fa e canta canzoni di mille anni fa con l’urgenza di oggi. Il suo non sarà un programma originale, ma è tutt’altro che poco.

19 Gennaio 2013
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