• Mag
    05
    2017

Album

Cooking Vinyl UK

Add to Flipboard Magazine.

Contrariamente a molti altri colleghi ed artisti che vorrebbero far credere di essere sgorgati dal nulla, Amanda Palmer non ha mai nascosto le sue influenze e le sue ispirazioni: dal ”Kurt Weill” scritto sul suo piano alle cover registrate con suo padre nel disco You Got Me Singing, dall’EP con le canzoni dei Radiohead suonate all’ukulele a quello dedicato a Bowie realizzato, tra gli altri, con Anna Calvi, dalle mille cover eseguite live ai tempi dei Dresden Dolls fino agli episodici omaggi a musicisti scomparsi di recente, la cantante ha sempre pagato tributo alle figure che hanno formato il suo stile e la sua idea di musica (e in un’ottica simile, non ha mai disdegnato le collaborazioni con altri musicisti).

Un’altra cosa che non ha mai fatto è essere reticente sui suoi pensieri e le sue attività, o tirchia con le parole per raccontarli: chi segue il suo blog sa tutto (a volte anche troppo), e anche in questo caso c’è un lungo e dettagliato post che spiega genesi e sviluppo (e ostacoli incontrati nella realizzazione) di questo disco in coppia col leader dei Legendary Pink Dots, da sempre una delle band preferite dalla cantante, la quale da adolescente si ispirò al loro The Maria Dimension per scrivere un’opera teatrale. Ecco, il teatro è un’altra costante della sua attività, vedi la definizione di “brechtian punk cabaret” per il suo vecchio gruppo, il progetto Evelyn Evelyn, o l’attenzione all’aspetto scenico e l’enfasi glam (nonché l’ironia del titolo) del suo ultimo vero disco di studio Theatre is Evil. Solo che stavolta la messinscena è diversa: i due scrivono insieme, ma prevale un tono sommesso, notturno e spesso inquietante, come favole gotiche raccontate in un castello scozzese a novembre (ma i testi non lo sono), dove la Palmer per lo più nasconde le sue melodie (che ci sono) cantandole a voce bassa, o recitandole, comunque smorzando la sua tipica espressività esuberante, più per lo stile del partner che per la recente maternità o per la scomparsa del amico del cuore. E anche Ka-Spel risulta più sommesso del solito, benché l’intimismo del disco sia vicino alle pagine più Paul Roland sue e del suo gruppo.

Un disco poco estivo, in sintesi, e non facile, nel quale si entra piano per scoprirne i tanti dettagli sonori e abitarne le atmosfere, tra le inquietudini di The Clock At The Back of the Cage o di una The Shock of Kontakt vagamente Nico e abbellita come altre dal violino di Patrick Q. Paganini (già centrale nei primi LPD), il valzerino quasi Dresden Dolls di una Jack of Hands il cui testo è invece tutto di Ka-Spel, le strizzate d’occhio a Lou Reed nel testo di The Changing Room e, qua e là, una vaga aria dell’ultima Marianne Faithfull (quella edoardiana via Waters). Non facile come disco, ribadiamo, ma con una sua elegante, raffinata fisionomia.

29 Giugno 2017
Leggi tutto
Precedente
SZA – Ctrl SZA – Ctrl
Successivo
Washed Out – Mister Mellow Washed Out – Mister Mellow

album

artista

artista

Altre notizie suggerite