Recensioni

“In fondo ti avevo avvertito, dicevi che sarebbe andato tutto bene…” Appunti di viaggio dal presente off-cantautorale italico. Sette anni di Amari. Sette anni lungo tutto lo stivale. Lo scorso anno poi, hanno bissato l’exploit indie degli Offlaga disco pax in quanto a band con più date e affluenza di pubblico; oggi, questo è il disco della maturità, quel disco che fa paura a tutti. Staccare o farsi travolgere. E la gente che dice: non c’è gara con l’arroganza e la propositività dei due precedenti.
Dopo i primi vagiti con Apotheke e Corporali, Gamera è stata la sperimentazione, Grand Master Mogol il botto pop. E ora? Adolescent pop fatto da thirty something boys. Non servono più le prove di forza sperimentali, non serve strafare, gli Amari convertono la scuola romana masticando Nord-Est e post-hip hop, riuscendo a fare quel che non ti aspetti: non un’altra manciata di coloratissime cartoline del “proprio come allora” (Conoscere gente sul treno uber alles), ma un po’ di quel “poi” da vecchi/giovani che ascoltano la tardoadolescenza con distacco, ma con immense voragini di nostalgia. “Quanti amici ho perso nella nebbia”, “vorrei conoscerti tra quindici anni” e naturalmente tutti quei “e se…”, più sottotraccia che tracciati. Il revival buono insomma. L’impianto agrodolce alita dietro la nuca e la musica che ne esce è più viva che mai, con l’elettro a graffiare quando serve, i groove a muoverti le gambe, il tocco rockista nella stanza da letto e le piroette camp – perché no – per il pubblico più omosex (che furbastri…).
Meno plastici e gai, Pasta e Dariella riescono a mantenersi leggeri in un modo nuovo, un po’ come i personaggi della letteratura contemporanea giapponese. Le storie di Banana Yoshimoto o di Haruki Murakami. Quelle descrizioni di un attimo. La bellezza diabolica dei dettagli (“nessuno di noi avrà più camicie stirate… … Quanto le ho sognate”). E naturalmente quel tocco naïf come dovrebbe essere: un po’ Bersani (ma senza spocchia) e un po’ Baustelle (ma senz’esser i soliti maudit, perdio). La cute generation italiana troverà negli Amari i suoi alfieri. Li ha già incontrati, è vero. Ora (grazie anche a una distribuzione major) li consacrerà mettendoli come uno scudo stellare per tutto ciò che è adulto… e sarà un casino, sarà una nuova stagione intimista, puro concentrato soulgazing.
Prima che tutto ciò accada, i nostri heroes convertono tempo e spazio in un misto di synth pop al compressore, indie Ottanta e Novanta e un andamento da b-boy emozionati, da scimmie in amore (singolo e ritratto fauve di noi voi tutti). È il top artistico e neanche a dirlo, il singolo Le gite fuori porta lo fischiettiamo già tutti. Lo stesso, vedrete, accadrà con tante altre canzoni di quest’album, perché è solo un raffreddore. Non è sangue di naso. Vedrai fra qualche giorno non ci farai più caso. Per questo scappa via…
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