• Nov
    01
    2012

Album

Mom And Pop

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Un disco così non te lo aspetteresti da quel meditabondo perfezionista che risponde al nome di Andrew Bird. Appena otto mesi sono passati dalla pubblicazione di Break It Yourself, del quale il qui presente Hands Of Glory rappresenta una sorta di appendice basale. Il materiale proviene dalle stesse sessioni, ma lo spirito è rilassato, amichevole, ruspante. Scosso da slanci appalachiani, scorticato d'irrequietezza errebì e indolenzito di trasporto gospel. Riuscendo comunque – anzi forse proprio per questo – ad azzeccare inedite combinazioni di profondità e rarefazione.

Quattro le cover, il rodeo zompettante del traditional Railroad Bill (dove Bird sbriglia l'estro al fiddle), l'ombrosa When The Helicopter Comes dei The Handsome Family, una agrodolce Spirograph dal repertorio degli Alpha Consumer e quella If I Needed You firmata Townes Van Zandt il cui lirismo stratificato ci ricorda i Byrds del riflusso spiritual/country: sembrano dichiarazioni di non appartenenza alle rapide del presente, come il passo dell'amico che resta indietro e che ti mette una mano sulla spalla facendoti sussultare. Non si tratta però di abbracciare la causa del passato per smarcarsi snobisticamente dall'attualità, semmai di sposare una dimensione espressiva che sia tanto più avulsa quanto più stringente. E per farlo non c'è una formula, una ricetta, un manuale d'istruzioni: somiglia più ad un sortilegio, che in qualche modo ti fa toccare le corde di un archetipo. Lo stesso che miracolava la Band nella casa rosa e marezzava d'entusiasmo il primo Tim Buckley: l'inspiegabile capacità evocativa d'una mistura folk, errebì e gospel lasciata fermentare in un caldo, fiero, spontaneo isolamento artistico.

E' quello che senti nella prosciugata rilettura di Orpheo Looks Back (qui semplicemente Orpheo) e nei notevoli inediti: una Something Biblical che procede con garbo commovente e tenace, l'iniziale Three White Horses con le caligini country e le vibrazioni Arcade Fire, la conclusiva chiusura del cerchio di Beyond the Valley Of The Three White Horses, col suo lungo crepuscolo di suggestioni cameristiche e fatamorgane di celluloide. Questo disco ribadisce la statura di Andrew Bird mettendo sul piatto nuovi indizi e prospettive inattese. Ed è solo un'appendice.

26 Novembre 2012
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