Recensioni

Bolle qualcosa nella pentola che cucina ricette anni Cinquanta. Un crepitio che manca poco che si trasformi in fenomeno. C’è qualcosa che bolle e che ci ha fatto comunque piacevolmente ricordare quel milieu ascoltando l’ultima Kevin Blechdom, filologica fino alla mimesi completa. E sull’onda di quella vi parliamo anche dell’Andromeda Mega Express Orchestra, creatura di Daniel Glatzel come di una schiera di altri musicisti impegnati in fiati, archi e persino un vibrafono.
E qui ci sono quelle big band che facevano colonne sonore e ambientavano situazioni – lounge di albergo, film dal sapore raffinato, attesa e suspance (Cotton Candy Nebula) o giochi classici (Gamma Pluto Delta). Frac e palchi da ristorante presentati con un’estetica – nel packaging del dischetto come nei titoli delle tracce – in qualche modo spacey. L’unico collegamento alla cosmicità – a parte il finale spettrale di Postludium– è musicalmente parlando una curiosa abitudine, che scorrendo le tracce diventa da caso a caratteristica; parliamo dell’accompagnamento di fiati e di lento jazz sornione con una batteria da motorik. In sordina, come di fatto questo disco, che non può essere troppo preso sul serio, ma segna uno sguardo. Un’inquadratura. Aspettiamo la sceneggiatura.
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