• Ott
    01
    2012

Album

Modern Love

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Condensare un immaginario di lunga tradizione brit che va dai Cocteau Twins ai Dead Can Dance, via Massive Attack e Everything But The Girl e iniettarlo in un tappeto di scursissimi ritmi groove, techno e deep tenendosi saldo attorno ai 100bpm, può essere un'impresa facilissima o difficilissma. Easy il copia incolla, complicato creare un immaginario credibile e coerente agganciandolo a un percorso già di culto e fama.
Dopo gli acclamati eppì Passed Me By e We Stay Together, accolti benissimo un po' ovunque – dalla madrepatria, agli USA, al nostro Paese -, il mancuniano Andy Stott, artista chiave della Modern Love, è chiamato a un allontanmento dai sensi unici della Berlino di lungo corso, in una direzione fertilissima legata al soul singing (paralleli alla lontana con l'Untrue buraliano e confronto diretto con il James Blake omonimo).

Il singolo Numb, rilasciato lo scorso settembre, pareva infatti indicare un lavoro concentrato sulle voci e lo spazio, sempre all'interno di un frame che ben accoglie l'ormai caratteristica (e catacombale) cassa anthemica. E così è, salvo il colpo di coda di un producer che non lascia sguarnito nessun aspetto, nemmeno la già autoriale vena concreta, forgiando in tal modo un album assolutamente inattaccabile e per molti aspetti una vera rivelazione.

Luxury Problems, masterizzato nei leggendari Air Studios londinesi (e quindi con dei compressori sui bassi capaci di bucarvi il pavimento) da un Matt Colton già al lavoro con James Blake (appunto), è una gioia anche solo per i sette minuti di doom ambient di Expecting. Un brano che da solo potrebbe esaltare qualsiasi cultore dei catalogi più scuri dell'industrial britannica fino a Demdike Stare e naturalmente alla coda post-Witch della Tri Angle. 

Questo è un disco, si diceva, di smalti e fascinazioni vocali bianchissime, tutte di Alison Skidmore, l'insegnante di piano di Stott che lui, romanzando, dice di non vedere da quando aveva sedici anni. Una fuori dalle scene e dal mondo delle produzioni musicali che nel mix apparecchiato dal producer diventa un'austera Sade o, meglio, una Laurel Halo di sostanza. Ascoltatela nella traccia omonima Luxury Problems (con tanti saluti a Nina Kravitz), nel picco assoluto che è Lost And Found o nell'unico brano vicino al pop che è Hatch The Plan: avvolgente, austera, gotica, disadorna, ma con i punti giusti perfettamente illuminati. Gli stessi che emergono nella enjana – o meglio badalamentiana – Leaving, finale lynchiano a sugellare il trionfo dell'Andy Stott produttore e autore, antitesi – lo possiamo dire forte – dell'angelico Blake. Con il pregio non indifferente di un disco che non mortificherà i cultori dei beat.

Curioso, a tal proposito, un brano come Up The Box, che accoglie un crescendo di drumming filo Fly Lo inframezzato da un zoppicante amen break proto jungle. E' l'unica licenza (leggi fuori programma) di un album compatto che con altri picchi – e questa volta citiamo la pura deepness di Sleepless (che si mangia vivo un altro producer, Actress) finisce dritto ai primi posti delle classifiche di fine anno.

29 Ottobre 2012
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