• Feb
    18
    2014

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Jagjaguwar

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Scrivere di Angel Olsen significa necessariamente scrivere di una delle voci più espressive e di una delle migliori penne attualmente in circolazione (tanto che dire che il Roy Orbison ed il Leonard Cohen della nostra generazione sono femmina sarebbe forse esagerato, ma senz’altro non criminale). Scrivere di Burn Your Fire For No Witness, secondo album lungo della cantautrice di Chicago, significa però (anche) scrivere d’altro, ed in particolare del fatto che si tratti della prima volta in studio con full-band a supporto. Significa, inoltre, scrivere di un disco profondamente diverso dal predecessore (Half Way Home, 2012), che vede la nostra spogliarsi volentieri degli essenziali panni alt-folk (dai rimandi ad Emmylou Harris e Jason Molina) che l’hanno resa oggetto di culto istantaneo, per abbracciare garage, indie lo-fi, rock ‘n’ roll, psych, country ed americana. Un disco che, sempre rispetto all’esordio, compie un passo ulteriore a livello di testi, ovvero quello di elevare la profonda solitutine e le mancate appartenenze – che restano il fulcro della poetica Olseniana – a sentimento collettivo, dunque positivo.

A veicolare questa particolare distorsione di percezioni è la Angel Olsen dal sarcasmo franchissimo che in Half Way Home si intravedeva soltanto e qua, invece, catapulta Hi-Five tra i brani imprescindibili della prima metà del 2014. Lo stesso sarcasmo, poi, esalta la scrittura in generale, rendendola più eclettica, varia, pregna e catartica che in passato. Di più: non ci è dato di rilevare alcun calo di mordente lungo la tracklist, ma soltanto di avvertire il futuro ascoltatore della probabile identificazione che lo investirà, specie con riguardo all’ “I feel so much at once that I could scream” contenuto in Stars.

In conclusione, è possibile che i fan di vecchia data continuino a preferire la Olsen più esistenzialmente devastante, quella a cui dedicarsi tutto il giorno nei giorni più plumbei e che qua risiede in White Fire ed Enemy. È pure lecito. A noi risulta comunque impossibile non amare (anche) Burn Your Fire For No Witness, mentre, arrivati a questo punto, troveremmo inaccettabile lo smettere o, peggio, il non aver ancora iniziato a venerare l’artista in questione.

17 Febbraio 2014
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