Recensioni
Angelo Sicurella
Angelo Sicurella
Angelo Sicurella
Orfani Per Desiderio Vol.1
Orfani Per Desiderio Vol.2
Orfani Per Desiderio Vol.3
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Ilaria Nacci
- 10 Aprile 2017



Sia lodato il cantautorato elettronico!, proclamano a gran voce i musicisti di oggi. Che l’indottrinamento sia compiuto, anche da noi peninsulari, è cosa ormai certa: si potrebbe parlare di tendenza, o per alcuni aspetti anche di tradizione tutta italiana, che sa riadattare le suggestioni straniere e le rielabora sulla base del passato cantautorale. Una metamorfosi elettronica che dalla fine degli anni Novanta – tralasciando per un momento il caso Battiato, analizzabile su altri vettori – sta assumendo le fattezze di uno stile nostrano, tipico, se non quasi identitario. Il successo, poco meno di vent’anni fa, dei Subsonica diede probabilmente un impulso (incoscientemente, anche) al microcosmo indie-pop dei successivi anni, una sorta di creazione di un precedente che ha dato modo all’indietronica in italiano di popolarsi di devoti anche di talento – certi più, certi meno. Potremmo fare i nomi di Bugo, I Cani, Colapesce, Io, Carlo, Meg, il camioncino Garrincha, e chiaramente Iosonouncane, che citiamo sia per il fenomenale successo di Die, sia per vicinanza stilistica con il soggetto di questa recensione, Angelo Sicurella. Con modalità diverse a seconda delle sfumature che assume, ogni esponente di questa tendenza ha trovato il canale per consacrare l’unione tra passato e presente, consegnando la propria interpretazione della tradizione a un’attualità in salsa “pop”.
Se è vero quindi che Sicurella, con l’esordio solista, non è il primo a concepire questo tipo di intuizioni stilistiche, è vero anche che l’operazione ha avuto esiti soddisfacenti in Orfani per Desiderio, un disco in tre parti carismatico e ben equilibrato, ragionato e di buon gusto; un album che deve parecchio all’esperienza del cantautore siciliano col progetto di elettronica acid e psichedelia iniziato con gli Omosumo – tra i componenti è presente Antonio Di Martino (cioè quel DiMartino) – band palermitana di cui Sicurella è (era?) leader e voce. L’aspetto tematico dell’album prende spunto dalla strage a Lampedusa del 3 ottobre 2013, dove persero la vita naufragando circa 350 migranti, argomento evidentemente sentito dall’autore siciliano, che già con gli Omosumo in Surfin’ Gaza approcciava il tema delle guerre di oggi, che riguardano tutti noi anche se vengono atrocemente combattute in territori lontani dai paesi occidentali. Il disco «parla di amori perduti, di barche affondate, di una parola non detta, di un ricordo sottovetro», condensando aspetti della vita umana che possono sembrarci distanti o appartenenti a storie di altri o frutto di narrazioni distopiche, ma che in realtà esistono, come la perdita della propria patria, della propria casa, la distruzione, la presa di coscienza della propria solitudine.
Siamo tutti naufraghi, non soltanto coloro che scappano dal proprio paese a causa della guerra: Sicurella ce lo racconta con una buona scrittura nei testi e varietas strumentale, dai synth cupi e dark della title track all’incedere elettronico e ribollente di Bruciano, intrecciato col fingerpicking di Lingua sul Cemento o i cori femminili che spezzano la tensione emotiva, come una quiete collocata tra due tempeste. La voce del musicista, intensa e camaleontica, si adatta al ritmo pop con base synth di Qui il Cielo è Strauss, o al chillout di L’amore Non Ci Trova Più. La traccia Klaus è forse l’emblema della sublimazione della tradizione nel presente, grazie alla citazione deandreiana di Sally («con due gocce d’eroina s’addormentava il cuore»), ma anche del legame con il contemporaneo che emerge dalla prossimità formale con Jacopo Incani (Iosonouncane). Questo forse il pregio di Sicurella: nonostante qualche traccia sottotono come La Cosa Più Cara, in un’attenta e valutata considerazione delle radici ma con una spinta all’oggi scorgiamo la capacità di assimilare tendenze musicali, incanalare suggestioni e arrangiarle secondo la propria visione del mondo.
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