Recensioni

The first lady of Invada, come da press, arriva all’esordio con un disco di "uneasy easy listening" tanto sorprendente quanto accattivante. Cresciuta e formatasi tra Berlino e Bristol, di professione giornalista freelance e promoter musicale per passione, la ragazzetta mette a frutto tutto il background accumulato in anni di ascolti sul versante punk, dub e 60s pop e le casuali frequentazioni col salotto buono di casa Invada: mr. Geoff Barrow (Portishead, ma soprattutto in questo caso Beak>) in persona si pone, infatti, come mentore in studio della bionda chanteuse in nome di una sensibilità musicale comune.
Ne esce una versione teutonica di Santogold al ralenti (Terry) o una specie di what if con Nico calata nel melting pot dei giorni nostri, condito da disco-punk anemico alla maniera di una M.I.A. dopo un bong d'erba buona (Yang Yang, guardatevi il video per un immaginario visivo alla M.I.A.), P.I.L. cresciuti nei sobborghi di Bristol intorno alla metà dei 90s (End Of The World), disco-not-disco attualizzato al terzo millennio e post-punk anglosassone al femminile e in fissa col funk bianco.
Un esordio che non sfigurerebbe al cospetto delle ristampe targate Soul Jazz. Che a pubblicare oltreoceano sia la Stones Throw non è che l’ulteriore attestato di stima per questo piccolo gioiellino.
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