• Set
    01
    2012

Album

Domino

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Esistono percorsi artistici, e a ben vedere sono davvero pochi, capaci di attraversare senza remore né esitazioni tutte le sfumature di scrittura, di genere, di ispirazione. Quello dell'Animal Collective è un progetto ricchissimo che, come già spiegammo alle loro origini, ricorda tutto riuscendo a non somigliare a nulla. Non stupisce che il collettivo apolide a cui fanno capo Avey Tare e Panda Bear, approdando oggi al decimo album, usi raccontare i propri dischi attraverso i colori, a definirne propriamente sfumature, toni, immagini. Centipede Hz è un disco strutturato su uno scheletro di delirante pop classico, quello che insomma diremmo essere tinto di bianco e nero, quel pop che viene dal folk e che per chi è stato bambino negli anni '80 si trasforma abilmente nell'arancio e rosa electro-acceso delle proiezioni delle immagini televisive e radiofoniche, delle fiabe in vhs e dei cartoni animati. Sentiamo arrivare dunque, da radio e tv, voci da tutte le parti del mondo, suoni dall'Africa profonda, suggestioni orientaleggianti e rumorismo USA ed elettronico da cultura sci-fi. Tutto questo confluisce in una sorta di concept album originato dai suoni d'infanzia, non ricordi ma ben più interessanti e vivissime suggestioni.

Abbandonato il vorticoso senso della misura fatto di astrazione e rarefazione proprio del precedente grande successo Merriweather Post Pavilion la band ha tolto la mano dal freno, ha abbandonato una composizione fatta tutta a raffiche di email ed è tornata a Baltimora pronta a imbracciare nuovamente gli strumenti. Eccoci dunque facilmente arrivati alle radici, al suono viscerale della terra di chi ritorna a casa pur nella fascinazione della totalità del mondo, eccoci a quei bonghi reiterati per tutto il disco, dal singolo Today's Supernatural con un cantato da rito africano fino alla chiusura, l'epica Amanita frutto dai tratti inediti nati dell'incontro tra un cantato quasi disperato e fascinazioni d'oriente mai così chiare nella storia della band.

Facile individuare le radici di questi nuovi Animal Collective nel loro lavoro del 2003 Here Comes The Indian, che ben dava suono all'ormai nota foresta di Blair, configurandosi come il loro album con maggiori influenze naturalistiche e analogiche. Qua però lo scenario di riferimento è ancora diverso, la natura non è più quella del vento, del rumore reso suono delle foglie che si strusciano ma è quella che ci arrivò da bambini filtrata dai media, quella che si è sovrapposta ai suoni di stampo classico della musica folk-prog dei padri e che per noi non può che sporcarsi di onde radio e dei colori accesi degli schermi. Ed è così che la classicità si accende e si traforma, e un pezzo come Rosie Oh, di per sé strutturato come una ballata è invece uno schizofrenico continuo cambio vocale coi tratti di una banda coi synth al posto dei fiati.

Lo definiremmo dunque come un disco di viscerale prog televisivo, risposta solare ed estrema ai compagni di pop anni '10 Dirty Projectors e Vampire Weekend. Occorre dirlo, a Centipede Hz non manca nulla, si presenta all'ascolto come la sintesi perfetta di una carriera solo apparentemente varia e discontinua che invece ben ha imparato dall'esperienza più strettamente elettronica così come dagli episodi più spiccatamente pop, due storie musicali che sembrano progressivamente confluire in una.

(A questo indirizzo lo streaming integrale dell'album via NPR.)

22 Agosto 2012
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