• Dic
    01
    2009

Album

Domino

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Come d’abitudine un eppì degli Animal Collective che è praticamente un mini album d’inediti. Sarebbe il terzo dopo Water Curses e lo split con Vashti Bunyan, Prospect Hummer, ed è di nuovo l’occasione per fare il punto della situazione su un combo in crescita costante.

Ai tempi della Bunyan si parlava di riscoperte folk (e di reinvenzioni dello stesso). Era il momento d’oro di Devendra Banhart e gli animali incarnavano il gruppo di cui ogni orecchio attento al nuovo – in senso se vogliamo generazionale – andava fiero. Poi è arrivato il passo falso, Strawberry Jam, osannato da chi li voleva a tutti i costi fare il botto e criticato da chi aveva la netta impressione che il giocattolo si fosse rotto. All’album ha fatto seguito Water Curses. Il classico resumé: esagerati i blasoni di chi li voleva dei nuovi Beatles altezza Magical Mystery Tour, fondate le critiche di chi intravedeva il cul de sac. In pratica, in epoca pre-Merriweather Post Pavilion, gli animali erano il classico gruppo indie con i nodi al pettine. Quelli normali, fisiologici beninteso: indecisione sull’aspetto “avant”, fluttuazioni di organico (Deakin se ne andrà, progetti solisti per i due leader), qualche dubbio sulla crescita e sull’impatto della formula su un pubblico più ampio.

Tutto si risolve come sappiamo: virata elettronica, arrodondamento sul versante freak, popness coerentemente tale. E’ il disco wilsoniano per eccellenza, dichiarano; la sintesi di disparate influenze che vanno dal folk alla techno. L’album di questo 2009 a inizio 2009. Elogi che dai tempi degli Arcade Fire non si sentivano così forti e pervasivi. Per una volta poi, l’album fa anche dei numeri di vendita concreti: tredicesimo posto nella Top200 della Billboard americana e ventiseiesimo nella Uk album chart.

Un trionfo che i 27 minuti di Fall Be Kind completano in bellezza; cinque tracce che presentano una band non più indie ma neanche major, stato d’estasi da un lato e voglia di godersi il blasonato mondo sonico dall’altro. La Domino ad appuntare la medaglia come “major indie” del momento, noi ad apprezzare l’indimenticata vena avant sottoforma di flauti di pan in coda all’opener Graze (quasi un omaggio ai vecchi fan), l’interludio da vecchie maniere in Bleed, la dichiarazione – e sarebbe la prima al mondo – d’appartenenza del sample dei Grateful Dead di Unbroken Chain nella bella melodia di What Would I Want? Sky e il dialogo in strofe tra Porter e Lennox nella riflessiva On a Highway.

E’ un eppì che pare una fiaba. Disney commestibile. Gli animali non potevano scegliere modo migliore per concludere le manovre di Merriweather: proprio come gli Orb facevano rientrare i Pink Floyd nei Novanta di chillout e techno, così i Collective riconnettono l’avant indie dei Duemila al classico Pet Sounds e senza dimenticare psichedelia (e chillout stessa). E ora? Probabilmente il loro I’m Going Away

1 Gennaio 2010
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