• Feb
    24
    2015

Album

Ghost City Collective

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Ankubu è il suggestivo pseudonimo dietro cui si nasconde Marco Zanella, giovane producer di Pordenone qui alla sua prima uscita per Ghost City Collective (collettivo lo-fi indipendente e multimediale) ma già coinvolto in numerosissime esperienze musicali “altre”.

Il disco si apre sulla morbida ed eterea house di Pale City, con atmosfere approssimativamente altezza Efdemin di Decay ma private dell’approccio più minimalista che caratterizzava l’ultima uscita del producer teutonico e rinvigorite nelle sue componenti ballabili. Ancorata invece ad un sound più sanguigno la successiva Dulltown Kids Never Win, con campionamenti di chitarre distorte su ritmiche hip-hop, mentre si torna ad una house ibridata di EDM nell’ipnotica Chiba Neon, preludio alla gemma dell’album: all’inizio di Earth_1_Sunwatchers veniamo investiti da bordate di synth e droni cosmici che sembrano venire dagli spazi siderali esplorati dagli ultimi Wolves in the Throne Room guardando al maestro Schulze, su cui s’innesta poi una serrata ritmica techno che conferisce “ballabilità” al resto di un brano dal forte impatto evocativo. Seguono i contrappunti ritmici sporcati di lo-fi di Blue Paper Moon, per poi riprendere quota sulla seconda Earth_2_Moons, che si muove partendo dalle medesime coordinate del pezzo gemello ma enfatizzandone l’ossatura ritmica e la drammaticità del pathos, strada percorsa anche dai successivi due pezzi Vertical Motion e Lost. Chiudono il lotto due remix da parte degli amici-colleghi Sonambient e Microspore.

Ankubu è sicuramente un nome da segnarsi per il futuro, autore di un validissimo disco che fa delle contaminazioni e della potenza immaginifica i suoi punti di forza, disegnando distopici mondi alieni con evocative suggestioni cinematografiche sci-fi.

16 Marzo 2015
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