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7.3

Padre italiano e madre inglese. Più o meno venticinquenne. Piuttosto bella, ottima presenza scenica, grande voce, profilo ammaliante. Dichiara di ispirarsi a Jimi Hendrix e Debussy, al mai troppo rimpianto Captain Beefheart e a Maria Callas. Si è fatta largo nell'immaginario dei rockofili romantici d'Albione col singolo Jezebel, vecchio pezzo dall'esotismo impetuoso portato al successo da Edith Piaf. Ha già avuto modo di aprire i concerti dei Grinderman di Nick Cave e a questo punto è impossibile non citare affinità e convergenze che la fanno sembrare un potente succedaneo di PJ Harvey.

Di più: Anna Calvi potrebbe incarnare la Polly Jean che parecchi fan avrebbero desiderato dopo l'autodafè pseudo-blues di To Bring You My Love: nella realtà dopo di allora la ragazza del Dorset si mise a trasfigurare il proprio idioma consegnandosi alle fregole bristoliane per poi misurarsi con turgori mainstream. Se invece avesse dato fondo alla vena più teatrale, ai languori mediterraneai e alla decadenza mitteleuropea, magari – chissà – ne sarebbe uscito qualcosa di molto simile a pezzi come First We Kiss o No More Words. Del resto l'ucronia è una pratica in uso da sempre in ambito pop-rock, dagli Echo & The Bunnymen che ipotizzano i Doors negli Eighties agli Audio 2 che consolano gli orfani del Battisti mogolliano.

Comunque la si voglia vedere, l'ampiezza del ventaglio stilistico e l'armamentario espressivo definiscono la Calvi come cantautrice di tutto rispetto (altrimenti, presumo, Rob Ellis non si sarebbe scomodato a co-produrne questo omonimo esordio). Le dieci tracce in scaletta formano un rosario avvincente: Desire sembra cuocere nello stesso calderone impeto Smiths e abbandono Scott Walker, Blackout non spiacerà ai devoti del verbo Arcade Fire, The Devil bazzica suggestioni Nina Simone via Jeff Buckley, I'll Be Your Man è il pezzo che la Harvey e il Re Inchiostro si sono scordati di scrivere, Love Wont Be Leaving è la pira tex-mex che consuma tutti gli struggimenti di cui sopra.

Sembra persino troppo bello per essere vero. Voglio dire: se fosse un fenomeno costruito a tavolino, avrebbero fatto un fottutissimo gran lavoro. Ecco.

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