Recensioni

Eccoci qui, in un 2016 che potrebbe essere benissimo il 1986, con i Big 4 del thrash a.k.a. The Walking Dead al gran completo, se contiamo anche i Metallica che dovrebbero arrivare con un disco nuovo verso fine anno. Così, dopo aver saggiato negli scorsi mesi le nuove uscite di Slayer e Megadeth, ora è la volta degli Anthrax, la faccia nerd dello speed/thrash, un gruppo che pareva uscito dall’incrocio tra Beastie Boys e Iron Maiden e che infatti diede il proprio contributo anche alla stagione rap metal con il singolo I’m the Man, appena dietro alle accoppiate Aerosmith/Run DMC e Beastie Boys/Kerry King (per la cronaca, il duetto arriverà anche per gli Anthrax con una versione alternativa di Bring The Noise insieme ai Public Enemy).
Oggi i cinque ritornano con For All Kings, condividendo la stessa ventura di Megadeth e Slayer, ovvero musicalmente non riescono a dire niente oltre il già detto e anagraficamente non sono più i ragazzi giusti al momento giusto. Dovrebbero riciclarsi in qualche modo, magari gli Anthrax potrebbero diventare gli Anthtrax Point Never con Belladonna che parla di politica accelerazionista mentre Scott Ian fa l’headbanging sul suono di chiamata Skype. Sarebbe uno spasso, ma non succederà. Comunque, nonostante le tante avversità, i Nostri provano a cambiare qualche sfumatura, anche perché il trasformismo è nel loro DNA già dai tempi dell’avvicendamento Belladonna/Bush alla voce, quando a metà dei Novanta ce li siamo ritrovati invischiati nell’estetica alt-nu metal. Ora invece, come si intuisce dall’artwork in copertina, si tenta di sostituire il lato nerd-cazzaro-ma-cazzuto con il lato nerd-epico dell’heavy metal classico, in fondo il giusto approdo per una voce come quella di Belladonna, tornato in seno alla band già dallo scorso Worship Music.
In soldoni musicali, tutto ciò si traduce in un album poco speed e poco divertito, che mette insieme riff 80s e 90s, con questi ultimi preponderanti. Hanno fatto di meglio e di peggio, il sei meno è di simpatia.
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