Recensioni

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Modeselektor + Apparat = Moderat. E dall’equazione hai già detto tutto. Hai già detto minimalismo e melodie vocali. Hai già detto 00. E recupero 09. La nuova onda che è stata innescata dal sasso Circlesquare (che annovera tra i suoi preferiti proprio Apparat) si ingrossa sempre di più e lo tsunami è lì che ci guarda. E seppure parliamo di minimal non è ancora ‘roba vecchia’. Perché Sascha Ring (aka Apparat) sa ancora cantare. Però c’è un però. La contaminazione con i suoni più street derivati da Gernot Bronsert e Sebastian Szary non sta nelle sue corde.

Sì, Berlino è sempre Berlino direte voi. E il ricordo del discone che aveva fatto con la Aillen qualche tempo fa (Orchestra of Bubbles) è ancora vivo. Se là si era fatto il Dark Side of The Moon, qui si punta al canto. Ma non si affonda, proprio come in Walls. Perché la strada non c’entra col glitch. Bpitch è scuola. Ma non quella drogata e spastica di Ellen. Qui il parallelo se proprio vogliamo è col belcanto ultramarino di Wyatt unito alle ultime cose Radiohead (che peraltro hanno annunciato future ispirazioni ai Kraftwerk…) e ai sempreverdi musicisti per le masse Depeche Mode.

E allora ci stanno le solite cavalcate melo che fanno Apparat (A New Error), le ballad leggermente sporcate dal glitch (Rusty Nails), i tunnel cupi che incarnano la krautedine con la K maiuscola (Seamonkey) e per finire le bordate pop à la Gahan (Porc#1 e #2). Ma non si capisce proprio lo struscio con il ragga di Slow Match o con il decadence-step di Out Of Sight. A parte qualche caduta di stile, un disco che tiene alto l’onore della capitale del ritmo mitteleuropeo e che ci fa capire come dal cilindro minimal verranno ancora estratti conigli. Un Apparat che non si adagia e che attraversa impavido la bufera. Lui, uno degli ultimi romantici in circolazione.

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